ReggioNelWeb.it 27/07/2011
Ricordo che mio padre, appena consegnata la TV nuova col telecomando, mi proibiva di cambiare spesso i canali per non rovinarla.
E’ indubbio che, dalla rivoluzione copernicana in poi, ci sono sempre stati personaggi di potere che si sono opposti alle nuove idee ed alle nuove tecnologie, spesso soccombendo come chiunque pensa di fermare uno tzunami con la paletta ed il secchiello.
Questo ragionamento è quantomai di attualità, basti vedere i recenti risultati elettorali delle amministrative e dei referendum, dove il fenomeno Internet è stato spesso determinante per il successo, o l’insuccesso, dei candidati.
Il tam-tam sulla rete di coloro che invitavano ad andare a votare, la creazione di pagine web specificamente orientate a provocare simpatia verso questo o quel candidato, di cui abbiamo un lampante esempio nel famoso “tutta colpa di Pisapia” che impazzava su face book, hanno indiscutibilmente modificato le sorti del voto, in modo spesso determinante.
Siamo di fronte ad un cambiamento epocale nel modo di far circolare le informazioni, aiutato dalla sempre maggiore disponibilità di strumenti anche mobili di accesso alla rete, e chiunque pensa di gestire la comunicazione attraverso i vecchi canali cartacei o televisivi è destinato a seguirne il declino, sempre più repentino.
Questo però non vuol dire che il nuovo cammino non sia denso di insidie. Purtroppo i navigatori hanno la assurda convinzione che in internet si possa ottenere un'informazione indipendente, e così non fanno altro che googlare la notizia e cibarsi dei primi risultati trovati. Partendo dal presupposto che su internet si può trovare conferme e sostenitori per qualsiasi teoria, anche la più balzana, sarà sufficiente ripetere un'affermazione per un numero sufficiente di volte e veicolarla nei siti più popolari per fare in modo che quella affermazione diventi automaticamente la realtà assoluta ed indiscussa, se poi si possiede una adeguata platea pronta a ridicolizzare ogni posizione contraria, o a delegittimare ogni oppositore come “prezzolato” o “incompetente”, l’informazione sarà praticamente inattaccabile.
Questo è quello che si è verificato nell’ultimo referendum, dove i difensori del “si” hanno attivato un vero e proprio bombardamento sui siti di social network e sulle mailing list più popolari, accusando chiunque non andasse a votare di voler minare le leggi democratiche e la Costituzione. Niente di più falso, ovviamente, ma il tam-tam e la disinformazione hanno raggiunto palesemente l’obiettivo, lo dimostra il fatto che in Internet quasi nessuno sapeva esattamente le implicazioni della scelta, semplicemente il navigatore aveva “un vago sentore che se non fosse andato a votare non avrebbe più potuto bere e gli avrebbero riempito il giardino di scorie radioattive, facendo in modo che i figli dei suoi figli sarebbero nati deformi”.
Questo, e non le idee, segneranno la fine di alcuni partiti o movimenti politici: L’incapacità di utilizzare le nuove tecnologie e quindi di essere rappresentati nel mondo virtuale di Internet, unita alla totale inadeguatezza delle modalità comunicative e della capacità di fornire risposte alle legittime domande dei navigatori. Non ci credete? Provate a cercare su Google la posizione politica relativa ad un evento e leggete i pareri che compariranno, cercando di attribuirgli una fazione politica, in questo modo capirete quali sono i partiti che, per loro responsabilità ed incapacità, presto spariranno dalla rete.
Maurizio Cattabiani