ReggioNelWeb.it n. 196 del 14/11/2006
Il grado di sicurezza/tutela che il cittadino percepisce nei confronti della società in cui vive e delle istituzioni preposte, siano queste direttamente coinvolte nelle problematiche di sicurezza, ma anche solo in modo indiretto, è legata ad una serie di fattori sia individuali che sociali.
In primo luogo essendo cittadini italiani, si viene influenzati dalla percezione generale di sicurezza del paese, di conseguenza avvenimenti anche lontani ma ampiamente diffusi dai mezzi di informazione possono creare percezioni di insicurezza non solo nei confronti di particolari tipi di eventi o comportamenti, ma anche nei confronti di gruppi di persone che possono essere assimilati a quelli coinvolti in questi avvenimenti, anche se la situazione oggettiva sul territorio locale di questi gruppi può essere completamente diversa.
Su questo tipo di percezione di insicurezza gli amministratori locali hanno poche possibilità di intervento in quanto l’unica vera politica di sicurezza applicabile è quella di una politica sociale di integrazione, comprensione reciproca, ma anche di chiarezza delle regole, che deve essere applicata nei confronti dei gruppi che socialmente pongono problematiche.
In quanto alla percezione della sicurezza locale sul territorio di Reggio Emilia, i cittadini applicano si metri di giudizio influenzati dalla percezione di sicurezza nazionale o globale, ma poi di fatto sono molto attenti alle piccole cose che si possono verificare giornalmente nella loro città o nel loro quartiere.
Sono quindi le piccole problematiche quali la piccola truffa, il borseggio, la molestia, i comportamenti scorretti di persone ubriache, o in stato alterato, la piccola effrazione, il danno creato da comportamenti teppistici o anche di sola maleducazione quali schiamazzi, ecc. che pesano sull’immediato del cittadino.
Se il cittadino non vede soluzione a queste cose “minori” ma che lo toccano direttamente, si fa poi facilmente coinvolgere in generalizzazioni che trasportano la realtà locale a confronti con altre realtà nazionali in cui vi sono oggettivamente alti livelli di insicurezza.
La percezione di insicurezza locale è poi anche influenzata dal comportamento degli operatori preposti all’applicazione delle leggi, quindi alle forze di pubblica sicurezza, ma nel suo complesso anche a tutta l’infrastruttura della pubblica amministrazione in una catena che va dagli organi amministrativi territoriali fino a quelli più centrali.
Se è abbastanza chiaro a chi ci si deve rivolgere quando si subisce un danno diretto personale, passando in primo luogo dalle forze dell’ordine, lo è molto meno quando il cittadino si fa testimone di comportamenti pre delinquenziali o della creazione di situazioni di degrado che poi potrebbero portare all’instaurarsi di comportamenti lesivi della sicurezza personale o collettiva.
In effetti non esiste un rapporto di fiducia diretto e tantomeno personalizzato o personalizzabile nei confronti di chi può raccogliere le segnalazioni dei cittadini, perché spesso queste figure professionali vengono viste o troppo lontane o troppo impegnate o troppo impegnate in comportamenti fiscale/sanzionatori solo di particolari tipi di infrazioni, ma non apparentemente interessate alla prevenzione di reati.
Come cittadini ci si dovrebbe sentire profondamente amareggiati quando andando per strada si incrociano macchine in senso contrario che lampeggiano con i fari per avvisare della presenza di una pattuglia delle forze dell’ordine, ma poi guardando nel proprio profondo si ha quasi un gesto di soddisfazione per uno scampato pericolo. E’ ovvio che nel proprio conscio od inconscio non si pensa ad un servizio di tutela del territorio, ma ad una attività meramente sanzionatoria, più rivolta ad accumulare introiti che prevenire comportamenti scorretti, sia questi anche solo del codice della strada.
Se il cittadino non vede nell’istituzione non un proprio amico non dal punto di vista teorico, ma pratico, ben difficilmente si possono istaurare logiche di collaborazione, in effetti il primo controllo di intelligence e vigilanza sul territorio può essere fatta solo dai cittadini, in quanto molti occhi possono vedere molto di più che pochi occhi e la strumentazione elettronica può essere d’aiuto, ma è ben lontana dal sostituire il controllo degli abitanti sul proprio territorio.
Il problema è che a questa fase di intelligence territoriale non segue poi una pratica azione di traslazione delle informazioni a chi può poi agire sul territorio, o per mancanza di contatto o per mancanza di riferimenti o perché le istituzioni non si mostrano attente nel raccogliere le informazioni dei cittadini ed ad attuare immediatamente piccoli comportamenti dissuasivi.
Se si vuole entrare sul concreto sono le piccole cose e le piccole risposte che creano la fiducia, se si presenta una situazione di degrado ad esempio in una zona scolastica della città i cittadini che vedono comportamenti scorretti devono poter accedere ad un percorso di segnalazione che non quello burocratizzato della denuncia, ma avere riferimenti ad esempio attraverso le strutture scolastiche, del volontariato od altro che si preoccupino di segnalare alle istituzioni queste situazioni, ma non in generale come sintomi o voci, ma in particolare segnalando se possibile subito le fonti di pericolo ed avendo immediatamente anche un piccolo riscontro.
In effetti non è altro che il metodo seguito da tutti per mettersi in guardia quando si intravvedono situazioni di pericolo; il cittadino non capisce perché non lo possa applicare anche con le istituzioni.
L’installazione di supporti tecnologici quali la video sorveglianza è sicuramente ben vista da tutti, e dopo qualche perplessità degli scorsi anni ora è generalmente ben accettata, l’unico rischio che si corre è quello di proporsi male nell’effettuazione degli interventi, perché se ad esempio si installano telecamere per scopi diversi, come ad esempio per le infrazioni semaforiche è poi facile che qualcuno, magari a mezzo stampa, sollevi dubbi o paure simili ai comportamenti del lampeggio dei fari. Si può certamente deprecare chi scrive frasi come: “migliaia di multe pioveranno sui cittadini reggiani grazie alle telecamere del comune”, ma non si può impedire che vengano scritte; si deve quindi agire in modo da separare bene le cose anche rinunciando a qualche introito economico immediato, magari sostituendo con una presenza di personale di polizia municipale.
Un percorso da intraprendere per evitare il degrado di certe zone della città ed in particolare della sua parte del centro storico è quello sia di valutare bene cosa significhi la pedonalizzazione troppo estesa di molte zone, soprattutto quando anche inavvertitamente si creano difficoltà di circolazione e sosta per i residenti, in quanto volenti o nolenti dopo una certa il cittadino si sente maggiormente sicuro solo se può muoversi all’interno di quel contenitore protetto che è la propria auto.
E’ difficile capire a priori quali saranno gli effetti di certi provvedimenti urbanistici, ma con le attuali logiche di mercato ci si può poi trovare anche solo in pochi mesi ad avere aree della città nelle quali non è più economicamente sostenibile una certa tipologia di attività commerciali con conseguente degrado delle stesse e sostituzione con nuove attività spesso legate a comunità sociali che presentano maggiore problematiche di disagio sociale rispetto alla tradizionale popolazione Reggiana. Lo stesso fenomeno anche se in un arco temporale maggiore si può replicare anche sulla stessa popolazione residenziale, aggravando ulteriormente la situazione locale di certi quartieri o vie cittadine.
A volte questi sono processi inevitabili, ma si dovrebbe cercare di attuare almeno un tentativo di governo del cambiamento, in particolar modo attraverso un coinvolgimento diretto delle attività commerciali aperte dalle nuove comunità residenti a Reggio Emilia. Storicamente il fenomeno non è nuovo, negli scorsi decenni si è presentato in varie occasioni con le comunità dell’Italia meridionale che si trasferivano e Reggio Emilia ed ora questo stesso fenomeno si ripropone verso altre comunità, anzi spesso i residenti nati a Reggio e quelli trasferitisi da altre parti d’Italia fanno quadrato per controllare assieme il territorio; proprio partendo dalle passate esperienze è bene intervenire il più presto possibile per coinvolgere le stesse nuove comunità nella gestione della sicurezza. Chi ha un’attività commerciale, sia esso anche di una comunità straniera, non vede certamente di buon occhio la presenza di comportamenti malavitosi o di degrado, che poi alla lunga lo danneggiano personalmente; qualora vi fossero poi soggetti che si muovono in direzione contraria, l’intervento deve essere su questi immediato e pesante sia attraverso azioni dirette delle forze dell’ordine, ma anche amministrative, per dissuadere sin dall’inizio chi non vuole seguire le regole.
Il ruolo della polizia municipale sulla quale il comune può intervenire direttamente, dovrebbe anche essere quello di coprire con la propria presenza fisica e visibilità anche tutte quelle ampie aree della città che o perché nuove e scarsamente dotate di infrastrutture “Via Settembrini”, o perché lontane territorialmente “le Varie Ville del Forese”, vedono raramente il passaggio delle pattuglie dei vigili o anche semplici azioni di monitoraggio delle necessità dei cittadini.
In conclusione è auspicabile un piano di piccoli interventi, ma con visibilità diretta da parte dei cittadini, un loro coinvolgimento su “Tutta la Città”, non solo nelle aree degradate o in fase di possibile degrado. In tale opera la polizia municipale ha un suo ruolo, ma la fase del contatto ed i punti di riferimento territoriali per parlare di queste problematiche e per associare i cittadini in una fase possono essere organizzati attraverso anche altre strutture comunali.
Da ultimo il problema del “Manganello”, di cui si sente parlare non solo a Reggio in questi giorni; certamente il problema della sicurezza delle forze dell’ordine è sempre sentito, si tratti di polizia municipale, di polizia, di vigilanza, ecc., ma senza scomodare teorie di strategia militare e quanto simile, non è con la dotazione di un singolo strumento che si risolve un problema, pensandoci bene anche con una bottiglia di benzina posso distruggere un carro armato, per cui la sicurezza dei singoli è legata alla prontezza della risposta, alla rete di comunicazione con le altre forze dell’ordine, ecc.
La risposta da darsi è quindi una risposta ben ponderata ed analizzata, rispondere con un si a priori è solo una risposta che si presta a qualsiasi tipo di strumentalizzazione, ed anzi contribuisce a fare ulteriore disinformazione sulle problematiche della sicurezza ed alla fine a creare un clima di sfiducia del cittadino. E’ facile fare un ragionamento ovvio ma scorretto quale: “Guarda non sono nemmeno capaci di comprare un manganello per i vigili, ma che razza di istituzioni e rappresentanti abbiamo”, come se questo fosse non un pezzo di legno ma una bacchetta magica per risolvere tutti i mali…. Magari.