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31 Agosto 2010 n. 379
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“Il porta a porta è civiltà”

Intervista a tutto campo ad Ivan Strozzi, Amministratore Delegato di Enìa che definisce il porta a porta “Un segno di civiltà dal forte impatto sociale ed ambientale. Inceneritore o altro? Si decide in base a quello che rimane. In borsa nella tarda primavera, sulla alleanze niente è deciso”.

ReggioNelWeb.it n 196 del 14/11/2006

 

Dott. Strozzi, parliamo dell’entrata in borsa di Enìa che non pochi  attriti ha causato all’interno della maggioranza in Comune a Reggio.

E’ stato deciso un percorso da parte della proprietà (ndr: Comuni della provincia di Reggio, Parma. Piacenza) e l’obiettivo comune e condiviso da tutti è la quotazione in borsa entro la tarda primavera 2007.

 

Rimane però il nodo delle alleanze. Per Enia bussano alle porta dalla Lombardia Aem Milano e Asm Brescia, dal Piemonte Iride, da Bologna Hera che è l’altra grande ex municipalizzata della nostra Regione. Che fare ?

Abbiamo avviato contatti esplorativi con tutte queste realtà. Ma le decisioni spettano alla proprietà. Se sulla borsa siamo tutti d’accordo, sulle strategie d’alleanze non sono ancora state prese decisioni.

 

Passiamo al ‘tema del giorno’: il suo giudizio sulla raccolta differenziata porta a porta?

Sono un fautore e credo nel porta a porta, lo ritengo un segno di civiltà.

 

Al convegno organizzato sabato scorso dall’Udc sono stati analizzati modelli diversi. A Reggio tra domiciliare ed isole ecologiche si raggiunge il 70%. Altri modelli come quello di Novara simile a quello di Reggio arrivano anche loro al 70%. Altri “misti” con  un po’ porta a porta ed il resto cassonetti stradali come quello di Bressanone che danno risultati inferiori in termini di raccolta differenziata sul 60%. Poi c’è l’esempio del Trevigiano che arriva a quasi il 75%. Quale secondo lei è il migliore?

Credo che non ci sia un sistema unico per fare il porta a porta, ma che questo possa cambiare da quartiere a quartiere a seconda della conformazione delle città, ad esempio in centro storico di Reggio a mio avviso, pur restando sullo stesso numero di frazioni di raccolta, andrebbe svolto in maniera differente da quello in sperimentazione nella 7° Circoscrizione. Questo perché è evidente a tutti che la zona storica del centro ha caratteristiche molto particolari.

 

Le polemiche però non sono mancate fin dall’inizio della sperimentazione. E’ nato un comitato che ha trovato appoggi trasversali sia all’interno della maggioranza (parte dei DS, Pdci) che all’interno dell’opposizione (An, Fi, Udc).

Ritengo che quando si cambia metodo di raccolta in qualsiasi città ci siano delle polemiche. Siamo degli abitudinari e quindi cambiare le nostre abitudini comporta lamentele. Credo che all’inizio ci siano state legittime lamentele che peraltro oggi sono in fortissima diminuzione, perché gli operatori Enia e l’amministrazione hanno dato le risposte a coloro i quali chiedevano di raddrizzare, di rendere più operativo il sistema. Diciamolo. Oramai non siamo più ai “giorni caldi” di luglio per quanto riguarda le lamentele dei cittadini. Vedo con grande piacere questo fatto ed attendo con fiducia il termine della sperimentazione al termine della quale si trarranno ulteriori considerazioni”.

 

Avverrà una estensione della raccolta differenziata domiciliare?

Mi rimetto a quello che sono i dettati istituzionali di Comune e Provincia. Mi sembra che si debba andare verso una estensione e noi che siamo un’ azienda gestrice ci daremo da fare per essere pronti al servizio delle richieste da parte delle istituzioni.

 

Analizzando i dati della 7° Circoscrizione vediamo che nelle zone di Pratofontana-Massenzatico, Gavassa si è oltre al 70%  di differenziata domiciliare in altre zone come Via Gramsci a forte concentrazione di realtà commerciali-industriali del 58% circa. A Santa Croce zona urbana ‘difficile’ con altissime percentuali di popolazione straniera si differenzia circa il 65%. Poi rimane il “nodo” del Polo Scolastico dove da settembre sono arrivati 5000 studenti.

Ognuno di noi è diverso. La città è fatta in diverse situazioni antropologiche, ci sono situazioni in cui un ceppo di popolazione è molto attratto da questo sistema di sostenibilità ambientale, perché secondo me fare il porta a porta è un segno di civiltà, altri lo ritengono meno, vediamo di recuperare al meglio quelli che ad oggi danno un contributo inferiore.

 

C’è chi come Don Gianni Bedogni, responsabile della Pastorale Sociale della Diocesi di Reggio e Guastalla, ha parlato della raccolta “porta a porta” come di una “rivoluzione etica”.

Come ho già detto la raccolta domiciliare “porta a porta” è un segno di civiltà con un fortissimo  impatto sociale di positività oltre che di sostenibilità ambientale. E’ questa la sua valenza primaria. Va visto sotto questo punto di vista in quanto ti permette di allacciare di creare un rapporto diretto tra cittadino e gestore-istituzione. Il cittadino viene responsabilizzato. Si possono fare cose bellissime legate all’esperienza della raccolta porta a porta poiché si entra in contatto con la gente.

 

Ci può fare qualche esempio di come si potrebbero coinvolgere i Comuni e la gente con iniziative legate ad esempio al sociale?

A Torino abbiamo coinvolto la comunità di Don Ciotti. Il ruolo della cooperazione sociale da noi molto radicata potrebbe essere molto importante.

 

Rimane il nodo “scottante” dello smaltimento della parte residua non riciclabile…

Si può arrivare con il porta a porta anche al 60%  70-75% rimane però una quota, il 20-30%, che va trattata.

 

Che fare allora? Inceneritore? Trattamento Meccanico Biologico? Diversi politici dicono che a Reggio non ci sarebbero “correlazioni” tra il porta a porta, tra quanto si ricicla e rimane di residuo non riciclabile ed il tipo d’impianto di smaltimento utile per il nostro territorio.

Ci sono diverse metologie. Io oggi non sono un khomeinista nè dell’incenerimento, nè del trattamento biologico, né del gassificatore (altro metodo di smaltimento tramite combustione ndr) o altro. Personalmente credo che si debba affrontare questo discorso con molta laicità e vedere quali sono le tecnologie adeguate per la realtà residua non riciclabile esistente sul territorio di Reggio.

 

Lei in alcuni quartieri di Torino ha proposto sia il porta a porta che l’inceneritore.

Torino grazie al porta a porta è la prima metropoli per quanto riguarda le percentuali di raccolta differenziata che raggiungono il 35% indicato dal decreto Ronchi. Però a Torino rimangono oltre 470.000 tonnellate da smaltire tramite trattamento ed io per quel tipo di realtà metropolitana ho difeso e proposto il sistema d’incenerimento in quanto non potevano esserci altre strade.

 

Per la realtà della provincia Reggio, che non è certo Torino, quali soluzioni potrebbero delinearsi se si estendesse il porta a porta anche oltre il Comune di Reggio?

Per la realtà di Reggio faremo proiezioni di scala quando avremo terminato gli elementi di fattibilità relativi al porta a porta in sperimentazione nella VIIa Circoscrizione, sul quale ci sono già conteggi molto precisi.

 

Quando saranno pronti?

Nei primi mesi dell’anno prossimo saremo in grado collaborare –ripeto, collaborare-, con gli enti istituzionali dando indicazioni relative ai possibili scenari futuri che confido saranno certamente prese in considerazione.

 

Si è parla spesso di ‘autosufficienza’’ provinciale come è previsto nei nostri Piani Provinciali dei Rifiuti.

Personalmente preferisco una collaborazione tra diverse province e realtà vicine. In generale mi piace lavorare in squadra più che da solo.

 

 

Matteo Incerti

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