ReggioNelWeb.it n. 221 del 15/05/2007
“Bellezza riposata dei solai / dove il rifiuto secolare dorme!”: scriveva il crepuscolare Guido Gozzano; e quest’immagine ben si attaglia ai solai-sottotetto di tante chiese reggiane.
Un mondo affascinante e misterioso, precluso ai più, male illuminato, spesso in penombra quello spazio compreso tra il piano di calpestio delle volte e le travi del tetto, dove, spesso furtivamente, da chierichetti in tanti si sono addentrati.
Vecchi banchi, sedie, cornici, quadri devozionali ormai superati, materiale di scarto di successivi restauri e rifacimenti: qui hanno trovato definitiva sistemazione. Ma anche luoghi in cui si possono leggere le successive trasformazioni e le vicende architettoniche e decorative di una chiesa: lacerti di affreschi, conci, capitelli, archetti, antiche murature, macchine per sostenere le lampade.
Lo stesso fascino hanno le sommità interne dei campanili: la cella campanaria, il castello che regge il concerto di campane, i meccanismi per farle suonare, i quadranti interni degli orologi. Questo mondo ai più sconosciuto, elevato, dove regna il silenzio- infatti salendo si rarefà fino a scomparire il rumore delle strade e delle piazze- viene dischiuso dal fotografo Giovanni Badodi nel prezioso volume, edito dalla Galleria d’arte Primo Stato di Marmiroli e pubblicato a cura di Luigi Marmiroli in un’accurata veste grafica dalla Tecnograf, “A un passo dal cielo”.
Il titolo stesso, come spiega nell’introduzione Umberto Nobili, sta a significare “il cuscino spaziale che ha il compito di armonizzare l’interno delle chiese con il loro profilo esterno e di caratterizzare, soprattutto in altezza, l’impatto dell’edilizia religiosa sul tessuto urbanistico”.
Duomo, Ghiara, San Prospero, San Giorgio, San Girolamo, San Pietro, Santa Teresa, queste le sette chiese oggetto del reportage fotografico, impegnativo anche dal punto di vista fisico: scale ripide da salire che creano però preziose geometrie, percorsi non agevoli, spazi ristretti tra il piano della volta e le travature e i “monaci” che reggono il tetto, pertugi in cui infilarsi.
Le cupole, slanciate verso il cielo quasi a toccarlo, che connotano inconfondibilmente nel panorama urbano questi edifici sacri che Badodi indaga con l’obiettivo nelle loro parti più intime ed ignote, come scrive mons. Tiziano Ghirelli, rappresentano uno degli elementi architettonici più importanti.
“Entrare nella cupola di una chiesa cristiana significa avere un fortunato accesso alla comprensione del mistero”: Cristo incontra l’uomo e feconda la storia.