ReggioNelWeb.it n. 261 del 18/03/2008
La favola dei “due ragazzi in un garage” che diventano miliardari grazie alla vendita della loro invenzione è sempre più presente nell’immaginario collettivo. Poco più di un anno fa la buona novella a lieto fine fu quella di YouTube (www.youtube.com): il primo sito web per la condivisione di video tra utenti. Grazie alla sua semplicità di utilizzo e ad un’innovativa tecnologia che consente di standardizzare qualsiasi formato video, YouTube spalancò le porte di un nuovo mondo, quello dei video online.
Chad Hurley e Steve Chen (fondatori di YouTube) iniziarono a lavorare al loro progetto proprio in un garage e in meno di 2 anni furono acquistati da Google per 1,65 miliardi di dollari.
Raccontata così risulta indubbiamente una storia affascinante.
Giornali e TV però, “estremamente” attenti a valutare lè novità della rete con occhio critico, omettono sempre qualcosa. Quel qualcosa fa la differenza.
I “due ragazzi nel garage” iniziano a sviluppare la loro idea all’inizio del 2005. A Novembre dello stesso anno ricevono un finanziamento di 3,5 milioni di dollari. Ad Aprile 2006 ricevono ulteriori 8 milioni di dollari. Poi Google li acquista a Novembre del 2006.
Per lo stesso Google la storia è simile, accumula infatti ben 26 milioni di dollari tra il 1998 e il 1999.
Ecco quindi che lo scenario cambia e non poco. Nessuno mette in dubbio le capacità degli inventori ma è bene sottolineare che, in questi casi, senza quei soldi sarebbero andati poco lontano.
Ma da dove arrivano questi soldi ?
La risposta è: dai fondi di Venture Capital.
Solitamente con il termine Venture Capital ci si riferisce sia alla forma di finanziamento, la quale prevede l’apporto di capitale di rischio, che ai fondi creati appositamente dagli investitori (Venture Capitalist). Tali fondi vengono utilizzati per finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo. I Venture Capitalist sono disposti a sopportare il rischio a fronte di un rendimento futuro atteso altrettanto elevato.
L’accesso ai fondi di Venture Capital avviene attraverso la presentazione di un Business Plan. Dopo una serie di analisi, se il riscontro è positivo, gli investitori avviano il processo di “due diligence” (processo investigativo messo in atto per analizzare il valore e le condizioni di un’azienda). Se anche questa ottiene un esito positivo gli investitori mettono a disposizione il fondo a fronte di quote societarie.
Il Venture Capital in Italia purtroppo è poco presente e ancor meno conosciuto, soprattutto negli ambienti in cui dovrebbe esserlo maggiormente. La conferma di ciò l’ho avuta Giovedì scorso.
Sono stato alla presentazione di TTVenture presso l’Università di Modena – Facoltà di Ingegneria. TTVenture è un nuovo fondo chiuso dedicato ai settori della Biomedicina, Scienza dei materiali, Agro-food e Tecnologie energetiche e ambientali.
Mi aspettavo di trovare centinaia di studenti universitari accalcati uno sull’altro, pronti ad ascoltare le dinamiche di inoltro delle domande di richiesta fondi, e invece probabilmente ero il più giovane. Ho trovato infatti decine di Imprenditori e Professori sessantenni (personalità illustri, nulla da dire) pronti a sferrare le solite domande: chi tutela la mia idea ? chi mi dice che non la vendete ad altri ? Alla fine la proprietà resta nelle mie mani ? Le solite paure “antiche”: teniamoci le idee nel cassetto che lì stanno sicure!
I giovani mancavano. Forse non sapevano nulla o forse nessuno glielo ha detto. Forse non conoscono le possibilità che il Venture Capital può dare loro, forse non sanno che la loro idea può cambiargli la vita, oltre a migliorare un pò questo paese.
Concludo con una perplessità che mi è sorta durante la presentazione. Il fondo gestito da TTVenture ha già raccolto sottoscrizioni per 60 milioni di euro e punta ad arrivare, entro la chiusura delle sottoscrizioni (Maggio 2009), a 150 milioni. Ad oggi hanno contribuito alla nascita del fondo sei fondazioni (Cariplo, Cuneo, Teramo, Forlì, Modena e Parma) e la Camera di Commercio di Milano (10 milioni di euro). Su sei fondazioni ben tre sono dell’Emilia Romagna. Bene.
E Reggio Emilia?