ReggioNelWeb.it n. 283 del 9/9/2008
E’ stato un vero successo di partecipazione la serata organizzata dagli Amici di Beppe Grillo di Reggio Emilia venerdì scorso in Piazza Casotti in città: Sonia Alfano ha infiammato i cuori dei reggiani. I cittadini hanno voluto conoscere da vicino la presidentessa nazionale dell’Associazione Famigliari Vittime di Mafia ed esponente della lista civica siciliana Amici di Beppe Grillo, ascoltando le sue testimonianze –sempre regolarmente documentate- sulla mafia che erroneamente viene collegata spesso ad un solo territorio del nostro Paese: il sud. Non è così. In forme diverse la criminalità organizzata sta dilagando ovunque.
Sonia, durante la serata di venerdì scorso in piazza Casotti lei ha lanciato pesanti accuse sostenendo che se la ndrangheta ha messo radici in Emilia e a Reggio anche la politica è parte in causa.
Certo, se la ndrangheta ha messo radici in Emilia e a Reggio la politica non si può chiamare fuori, anzi probabilmente anche qui la parte peggiore della politica lo ha permesso.
Perché?
Non si possono dimenticare le confessioni nel maggio scorso davanti ai giudici, del pentito Angelo Salvatore Cortese esponente di spicco della famiglia Dragone e poi del clan Aracri di Cutro, che ha ammesso di aver compiuto dieci omicidi tra Cutro, Reggio e Cremona. Su questo è tutt’ora in corso il processo sugli omicidi di Ruggero e Vasapollo. Dopo queste ammissioni si sarebbe già dovuto aprire un ampio dibattito nel mondo politico locale.
Ma come avrebbe fatto la ndrangheta a radicarsi nel territorio?
La ndrangheta, che è l’organizzazione criminale organizzata più ricca, vede al primo posto tra i propri affari i traffici di droga, di carattere internazionale. Poi i suoi guadagni vengono reinvesti e ripuliti al Nord, Emilia inclusa e in parte anche all’estero.
Attraverso quale modo reinveste e ripulisce i suoi guadagni?
Grandi complessi immobiliari che spesso rimangono vuoti, acquisto e costruzione di mega centri commerciali ed anche costruzione di rotonde.
Costruzione di rotonde?
Sì, se ne vedono molte in Lombardia, qui in Emilia e pure a Palermo. Occorre prestare attenzione su questi appalti più piccoli che non danno nell’occhio ma sono frequenti. Sono appalti sui quali poi è anche più facile lavorare in regime di subappalto.
La cementificazione spinta degli ultimi anni nel nostro territorio potrebbe aver favorito a suo avviso questo fenomeno?
Reggio Emilia negli ultimi anni ha avuto un’espansione edilizia enorme e questo sicuramente è un fattore attraente per la ndrangheta come a Parma è stato per la camorra, come la recente trasmissione televisiva ‘Blu Notte’ di Carlo Lucarelli ha ricostruito con dovizia di dettagli. Questa espansione edilizia abnorme sostenuta da una parte del mondo politico, è la più visibile similitudine che si ha con la politica degenere che vediamo al Sud.
Cosa succede al Sud? Come si infiltra la criminalità organizzata nelle istituzioni?
Si candidano e si fanno eleggere imprenditori edili, esponenti di comunità ben definite vengono inseriti all’interno di uffici comunali, le imprese ‘amiche’ non tanto casualmente vincono gli appalti e soprattutto i subappalti. Non si vuole generalizzare contro la categoria degli imprenditori edili o eletti nelle istituzioni, ma è oramai assodato che il metodo di infiltrazione è sostanzialmente questo e quindi occorre fare chiarezza.
Un problema non solo della Sicilia quindi, ma anche del nord e dell’ Emilia?
Fondamentalmente continuare a credere che tutto questo sia un problema visibile o tangibile solo al sud sarebbe l’errore più grande. Nelle regioni del sud le mafie si respirano, si osservano e sono molto più tangibili quotidianamente attraverso anche azioni di dimostrazione violente, attraverso il pizzo che è una forma di controllo del territorio. Il racket, oltre a riempire le tasche delle mafie, serve ad avere il termometro della situazione sul “consenso” di cui godono tra la popolazione. Questa forma di “consenso” e controllo per fortuna al nord non è ancora così diffusa. Ma le mafie al Nord agiscono con i colletti bianchi.
Quale messaggio intende rivolgere alla nostra città?
Reggio rialzi la testa e si chieda se le politiche edilizie fin qui sostenute possono essere compatibili con un sano sviluppo sociale degno di tal nome. E’ vero che nella mia terra di Sicilia sangue ne è scorso veramente tanto, però è altrettanto vero che i risultati di certe azioni criminali -talvolta anche internazionali- sono piuttosto evidenti qui al nord. Reggio finchè gode di un tessuto sociale sostanzialmente sano, deve reagire, domandarsi cos’è successo in questi anni ed invertire la rotta.
A chi vuole rivolgersi?
Lo dico soprattutto ai giovani, slegati da esperienze partitiche, ma che magari si impegnano nella società in vari modi. Lasciate alle spalle un atteggiamento omertoso che purtroppo mi è parso cogliere in questa città nei giorni che l’ho frequentata.
Omertoso? Perché?
Molte persone con le quali ho parlato dopo il dibattito e in giro dicono: “Sì, è vero, ma tanto va tutto bene” o pensano che questi siano problemi presenti soprattutto al sud. Francamente viene da arrabbiarsi, perché ho visto una città come Reggio da una parte molto bella, molto ordinata, con persone molto disponibili, aperte e solari, ma dall’altra parte c’è un dualismo che contrasta. Il non riuscire a farsi un esame di coscienza su questo tema scottante e fondamentale. Se non ci riuscite voi da soli mi sa che verro’ io a Reggio a scuotervi un pò…
Come vede la situazione in generale?
Il quadro è abbastanza desolante, sia a livello nazionale che a livello locale. La gente giustamente non ha più fiducia in nulla e talvolta si percepisce un totale disinteresse nei confronti della politica e delle istituzioni. Però questo è l’atteggiamento peggiore perché è esattamente quello che criminali e politici corrotti o collusi vogliono. E’ fondamentale a mio parere cercare di riprendersi le proprie città vivendo la vita politica e partecipando alla vita politico sociale.
Come?
In Sicilia tutto questo lo abbiamo già cominciato a fare attraverso la costituzione di liste civiche tramite i gruppi locali del blog di Beppe Grillo, volute e fatte soprattutto da giovani, stanchi di essere additati come ‘antipolitici’, superficiali e qualunquisti. Giovani che invece hanno un progetto. Ecco perché mi rivolgo soprattutto ai giovani di Reggio, magari anche quelli che oggi appartengono a questi vecchi partiti politici e che tra qualche anno si sveglieranno disillusi e traditi, di riflettere e agire per la loro città ed i loro figli.
Ma a questo Paese servono eroi o semplici cittadini impegnati?
Questo Paese non ha bisogno di eroi. Mio papà, giornalista ucciso dalla mafia non era un eroe. Anzi tale paragone è assolutamente fuori luogo se pensiamo che per le più alte cariche dello Stato gli eroi sono quelli come Vittorio Mangano, stalliere di Arcore e condannato con sentenza definitiva per mafia. E soprattutto non possiamo continuare a farci amministrare da politici pregiudicati o in odor di mafia o che sviluppano politiche, come la cementificazione selvaggia, che di fatto la favoriscono. Basta deleghe ai partiti, cittadini impegnamoci in liste civiche. Torniamo ad amare e vivere le nostre città!
Come ha cambiato la sua vita l’omicidio di suo papà nel 1993?
Tutto è cambiato. Cambiano i luoghi, le persone che incontri, conosci, come guardi la vita. Il giorno dopo l’omicidio andai davanti a casa dove uccisero mio papà. Volevo portare un fiore. C’era ancora il sangue. Quel ricordo, quell’odore mi vengono in mente ogni volta che devo trovare le forze per andare avanti in questa battaglia. Una canzone che mi ispira è “Ho messo via” di Luciano Ligabue.
Perché?
La ricollego a mio padre. In tutti questi anni con tutto quello che mi è successo nella vita. Sono riuscita a mettere via l’odio per gli assassini di mio padre, sono riuscita a mettere via la mia necessità di vivere la mia vita come fanno tante altre donne, magari anche in maniera un po’ frivola, però non riesco a mettere via né i ricordi con mio padre, né quel dovere che sento di dover andare avanti e far qualcosa e dissentire contro tutto quello che in questo Paese non va. Ma, soprattutto, non riesco a mettere via il bisogno che ho di comunicare ai giovani che quello che successo a me può succedere a chiunque, perché mio padre non apparteneva a faide o clan. Era un insegnate che amava il giornalismo e la verità. Ma forse come dice sempre Liga…”Buonanotte all’Italia”…
Su Reggio nel Web qualcuno ha chiesto. “Chi paga i viaggi di Sonia Alfano?”
Ho letto Reggio nel Web e già prima del dibattito ho voluto rispondere pubblicamente a questa persona anche se anonima. Sonia Alfano si paga i suoi viaggi nelle scuole e nelle piazze d’Italia da sé. Per quello che è accaduto a mio padre la nostra famiglia percepisce un vitalizio dallo Stato che abbiamo deciso di reinvestire quasi totalmente, il 75% del vitalizio, in attività d’informazione anti-mafia in giro per l’Italia. In primo luogo tra le scuole e tra i giovani.
Tornerà a Reggio?
Sì, è mia intenzione tornare a Reggio. Sono stata invitata anche ad iniziative future del circolo Fuori Orario in onore dei cittadini assassinati dalla mafia, vorrei far conoscere altre storie poco conosciute, ma che meritano grande rispetto. Inoltre tornerò per sostenere la lista civica degli Amici di Grillo. Poi sono mezza emiliana visto che mia madre è originaria di Borgotaro in provincia di Parma. Noi a Natale facciamo il cenone emiliano con anolini o come li chiamate voi i “cappelletti”, parmigiano reggiano. Manca solo il Lambrusco…