ReggioNelWeb.it n. 325 del 7/7/2009
Davide, in tutto il mondo, dopo le anomale elezioni in Iran, si sta parlando della “Twitter revolution“. Di cosa si tratta?
Prima delle elezioni molti utenti della rete, anche esperti, si chiedevano a cosa potesse mai servire Twitter. Fin dai primi giorni di repressione in tanti hanno trovato risposta seguendo ciò che stava accadendo proprio in Iran: i giornalisti (stranieri e iraniani) sono stati “messi alle strette” e la diffusione delle informazioni è passata in mano a chi gli eventi li viveva sul campo. Uno studio recente di Web Ecology Project parla di oltre 2 milioni di messaggi inviati nei primi 18 giorni, dal 7 al 26 Giugno, su Twitter in Iran e per l’Iran.
Cosa sono di preciso i “Tweet”?
I tweet sono micropost: brevi messaggi di testo, max 140 caratteri, che posso inviare in forma privata o pubblica. Ogni utente inoltre può seguire i tweet di altri (”Following“) ed essere a sua volta seguito (”Followers“). L’ intreccio di queste relazioni forma vere e proprie reti attraverso le quali i tweet rimbalzano da un capo all’altro del mondo con grande rapidità. Una caratteristica importante è la possibilità di inviare un tweet anche tramite SMS.
Perché i tweet hanno avuto così successo in certi paesi, mentre in altri rimangono per buona parte ancora sconosciuti?
Sempre in Iran, ad esempio, sono stati usati per scavalcare le prime censure applicate alla rete Internet: i tweet venivano inviati via SMS. Il blocco è arrivato successivamente e non in forma costante (bloccare le telecomunicazioni oggi vuol dire paralizzare l’economia). Il flusso dei tweet quindi è risultato inarrestabile e questo, a mio avviso, è stata la miccia che ha innescato la “Twitter revolution”. Alcuni utenti inviavano SMS direttamente dalle piazze e i loro
messaggi finivano sulle principali testate internazionali.
In generale Twitter ha una caratteristica che lo sta rendendo diverso da altri servizi: il modo in cui gli utenti lo usano è ben lontano da ciò che immaginavano Evan Williams e Biz Stone (i fondatori). Sono gli utenti stessi che aggiungono funzionalità e modalità di utilizzo. Ecco perchè sono convinto che prima o poi anche altri paesi scopriranno un modo pratico, diverso, per utilizzare i tweet.
Quali principali differenze rispetto a Skype?
Skype è un sistema di telefonia (anche video) in cui tutte le comunicazioni avvengono in forma privata. Su Twitter posso solo scrivere ma ciò che scrivo può essere visto da tutti. Skype è molto simile al nostro “vecchio” telefono, Twitter assomiglia molto di più al “vecchio” apparato radio CB, solo che ha una portata mondiale.
E rispetto a Facebook?
E’ più simile, ma le differenze sono sostanziali. La prima sta nella semplicità del mezzo: in Facebook girano immagini, video, testi e migliaia di applicazioni; in Twitter girano solo brevi messaggi di testo. La stessa semplicità la ritrovo anche nella libertà di modificare lo strumento. Entrambi hanno lasciato libero sfogo alla fantasia dei propri utenti ma mentre in Facebook lo sviluppo di un’applicazione richiede competenze tecniche di programmazione, su Twitter basta la fantasia. Un esempio? In Twitter esiste una convenzione per cui basta aggiungere il # davanti ad una parola per raggruppare i tweet di uno stesso argomento. Questo sistema è stato inventato dagli utenti e in breve tempo è diventato di comune utilizzo (vedi, ad esempio, #IranElection).
Anche dal punto di vista della visibilità le cose sono diverse: in Facebook per poter “essere visibile” sono “obbligato” a stringere amicizie, in Twitter posso introdurmi in una discussione senza avere nè Following nè Followers.
Chi può trovare particolarmente utile servirsi di Twitter?
Un anno fa avrei risposto: chi vuole socializzare in modo diverso esprimendo il proprio pensiero o stato d’animo in qualsiasi momento. Oggi dico chiunque abbia necessità di comunicare velocemente o di rimanere aggiornato in tempo reale su un evento. Google ci aiuta ad approfondire nel dettaglio un determinato argomento ma se cerco notizie “fresche” in tempo reale Twitter è molto più veloce. Domani potrei darvi una risposta ancora diversa.
Dopo Facebook quindi cosa cambierà con “l’era dei Tweet”?
Non credo che Twitter sostituirà Facebook, prenderanno strade diverse. La mia opinione personale è che Twitter sostituirà l’attuale sistema di messaggistica dei telefonini (SMS/MMS).
Cosa sta cambiando in generale nel mondo del Web?
La settimana scorsa ho letto un’interessante articolo di Steven Johnson del Time (Internazionale n.801 anno 16) e condivido a pieno le sue conclusioni: sta cambiando il modo di innovare. Se negli anni ‘80 innovare era sinonimo di invenzioni brevettate oggi la creatività sociale sta prendendo il sopravvento.
Oggi ciò che creo può finire per avere un uso completamente diverso da quello che avevo ipotizzato questo perchè qualcuno prende la mia idea e la utilizza in maniera differente. Fino a ieri sono stati grandi coloro che creavano, oggi iniziano ad esserlo anche coloro che quell’idea la modificano rendendola ancora più innovativa. Steven scrive: “La storia del web è molto simile. Una piattaforma creata per permettere agli studiosi di condividere documenti accademici, oggi ci permette di vedere la TV, giocare a poker con persone di tutto il mondo, pubblicare un giornale, ritrovare la fidanzatina del liceo e perfino dire al mondo quello che abbiamo mangiato a colazione.”
Certo che la rete viaggia a una velocità impressionante. Dal tuo osservatorio credi che ci saranno altre novità all’orizzonte?
Le novità non mancheranno, si inizia a parlare di “Internet delle cose”. Lo scorso mese (Giugno 2009) leggevo su Wired Italy: “Immaginate di avere milioni di occhi e di orecchie che vedono e sentono per voi. Immaginate di poter conoscere in tempo reale la qualità dell’aria del luogo in cui vi trovate o il tasso di inquinamento acustico di una zona in cui state per comprare casa. O di avere un feedback immediato su quanta energia consumate e su quanta ne consumano i vostri vicini. Tutto magari su una mappa virtuale da aprire sul vostro iPhone.”
Ma l’Italia è in grado di stare al passo con tutto ciò?
Purtroppo no. Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative che denotano la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere. I
l cosiddetto "obbligo di rettifica", contenuto nel “Decreto Alfano” sulle intercettazioni, imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a YouTube), appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti - in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell'obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti - rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet. Il 14 Luglio, insieme alla giornata di silenzio dei giornalisti, ci sarà il “rumoroso silenzio” dei blog (clicca qui).