La classifica delle 100 più belle canzoni d'amore: n. 86 Culture Club. “Tutti i membri del gruppo, compreso Moss, non avevano idea che George stesse scrivendo riguardo la relazione tra lui e Jon...”.
ReggioNelWeb.it n. 353 del 9/02/2010
A suo
insindacabile giudizio, Andrea Marsiletti stila la classifica delle 100 canzone
d’amore più belle… quelle più romantiche che ti hanno fatto innamorare, che hai
registrato su cassetta o masterizzato per fare un regalo, e dire “Ti amo”.
Posizione in classifica: 86
Nome canzone: Victims
Autore: Culture Club
Anno: 1983
“Victims”
del 1983 è una ballata stupenda, inno all’amore gay di Boy George, cantante
omosessuale dei Culture Club.
George ha
affermato, nella sua prima autobiografia, Take
It Like a Man del 1995, che le canzoni che scriveva mentre faceva parte dei
Culture Club erano tutti messaggi, molto sentiti, diretti al batterista della
band Jon Moss, che, attualmente sposato e con prole, all'epoca non era
dichiaratamente gay e aveva anche partner di sesso femminile. Moss si rifiutava
di rendere pubblica la relazione tra lui e George, e i testi delle canzoni di
quest'ultimo rappresentavano il dolore che provava lo stesso George.
Basti
vedere il titolo della prima Numero 1 del gruppo, "Do You Really Want to Hurt Me", che significa 'Vuoi
davvero farmi male', notando l'assenza di un punto interrogativo, che, insieme
all'inversione, normalmente interrogativa, dell'ausiliare do e del soggetto,
ammette così l'interpretazione affermativa, rafforzata da una funzione quasi
imperativa, veicolata dalla stessa inversione di cui sopra; vedere anche il
terzo verso della prima strofa di "Time
(Clock of the Heart)", «This could be the best place yet but you must
overcome your fears...», che può essere tradotto come 'Questo potrebbe essere
ancora il posto migliore, ma devi vincere le tue paure'; e vedere infine
"Victims", che già dal titolo ('Vittime') si propone, per
antonomasia, come brano particolarmente intriso di questo tipo di sofferenza
dovuta al silenzio, con il dolore suggerito poi più chiaramente in «We love and
we never tell...» ('Amiamo ma non lo riveliamo mai...').
Tutti i
membri del gruppo, compreso Moss, non avevano idea che George stesse scrivendo
riguardo la relazione tra lui e Jon...
contenti tutti. Solo, mi chiedevo, quando capita di avere una discussione accesa con la miA compagnA, mi viene spesso da dirle "..ma và a der via al c.."!
Ecco, ora mi chiedo, nel caso vostro cosa dite? Grazie
quando lei dice quella cosa alla sua compagna intende davvero invitarla a dar via quella parte? Non credo, e allora stia tranquillo, anche noi ci mandiamo a quel paese...
Vi tirate tante sfighe con il vostro vittimismo da emarginati. Vivete la vostra gaytudine con gaiezza! Siete gay micca sfigati! Che c'è di diverso tra un gay e un etero?? Che c'è di diverso tra chi preferisce la cioccolata al latte o la fondente? Viviamo veramente in un mondo che si autochettizza e emargina.
Basta locali per soli gay, basta autoemarginazione. NON SIETE DIVERSI, SIETE SOLO GAY
... sono lieta perché significa che ti vivi serenamente e gaiamente e che hai avuto belle esperienze sia a livello familiare che sociale (leggi nessn trauma, giudizio pesante o rifiuto) e questo è un bene. Se non sei gay ti suggerisco di vivere per un mese o anche solo una settimana come se invece lo fossi. Anche se fare finta non è come esserlo davvero forse potresti capire alcune cose. Altrimenti prova a metterti nei panni di un ragazzino che si sente "diverso" dagli altri, proprio quando l'esigenza più forte è di essere uguale ai coetanei e accettato dal gruppo dei pari. Un ragazzino che sente dire da tante parti che l'omosessualità è una malattia che va curata (lo dice il Vaticano, ma non solo) oppure sente usare la parola "frocio" come il peggiore degli insulti. Cosa c'è di gaio in tutto ciò?
Grazie per aver ricordato questa importante canzone per chi vive e combatte quotidianamente questa sofferenza, che non è propria ma indotta da un sistema sociale ipocrita, classista, basato sul principio dell'esclusione e non dell'inclusione. Un saluto