Fra privacy e diffamazione in internet: la parola all’esperto
L’intervento di Davide Gullo, consulente web, a seguito delle dichiarazioni dell’On. Motti (UDC). “La libertà di pubblicare contenuti in Internet non può essere soggetta ad alcun provvedimento di censura nè tanto meno ad un controllo per violazione della Privacy”.
ReggioNelWeb.it n. 357 del 9/03/2010
In
merito alla recente sentenza del Tribunale di Milano menzionata dall'On. Motti
nel suo ultimo intervento (ReggioNelWeb.itn. 356 del 2/03/2010)
ritengo siano necessari alcuni approfondimenti per meglio comprendere la
vicenda.??I fatti (dal blog ufficiale di Google Italia): "A fine
2006, alcuni studenti di una scuola di Torino si sono filmati mentre
maltrattavano un compagno di classe affetto da autismo e hanno caricato il
video su Google Video. Vista la natura assolutamente riprovevole del video, è
stato rimosso a distanza di poche ore dalla notifica della Polizia. Abbiamo
inoltre collaborato con la polizia locale per l'identificazione della persona
che lo ha caricato, che è stata poi condannata dal Tribunale di Torino a 10
mesi di lavoro al servizio della comunità, e con lei diversi altri compagni di
classe coinvolti.".??
All'epoca, nei giorni in cui venne denunciata
Google, scrissi (ReggioNelweb.it n. 198) che eravamo "completamente
impreparati in materia di internet e il modo di reagire, dalla classe politica,
ai giornalisti, fino ai magistrati, ne è la conferma". Oggi la
situazione a mio avviso è peggiorata: si è passati dal non comprenderla,
ignorandone le potenzialità, a combatterla.??Il Tribunale di Milano ha infatti condannato a sei
mesi di reclusione tre dirigenti di Google per violazione della disciplina
italiana in materia di privacy. Gli stessi, insieme al responsabile del
progetto Google video per l'Europa, sono stati tutti assolti dall'accusa di
diffamazione (l'altro capo di accusa dei PM).
"In
sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting
come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli
utenti.", afferma ancora Google Italia. Se ciò fosse confermato anche
in appello sarebbe la morte di Internet, così come la conosciamo. La libertà di
pubblicare contenuti in Internet non può essere soggetta ad alcun provvedimento
di censura ne tanto meno ad un controllo per violazione della Privacy. Il 90%
dei contenuti pubblicati in Facebook, ad esempio, probabilmente violano la
Privacy. Provate ad immaginare cosa accadrebbe se fosse imposto un controllo
per ogni foto o video pubblicato. Facebook chiuderebbe i battenti.
?Un altro punto che merita di essere approfondito
riguarda la proposta di estendere la Direttiva europea CE 2006/24 anche ai motori di ricerca (al momento riguarda solo i provider Internet e
le società telefoniche), come proposto
dall'On. Motti nel suo ultimo intervento. Gli intermediari come Google hanno
già analoghi obblighi perché la direttiva CE
31/2000 sul commercio elettronico li obbliga a
collaborare con le forze dell'ordine nell'identificazione dei propri utenti.
Infatti, come afferma l'Avv. Guido Scorza, esperto di Diritto in materia
di Internet, "in questa vicenda non vi è stata alcuna difficoltà ad
individuare - proprio grazie al contributo di Google - gli autori della
condotta che, infatti, sono stati processati e condannati, in un giudizio conclusosi
ben prima di quello di cui stiamo parlando, dinanzi al Tribunale dei Minorenni".?
Tale
proposta, inoltre, presenterebbe un controsenso: se da una parte Google paga
per una violazione della Privacy, dall'altra gli si imporrebbe la conservazione dei dati generati o
trattati dagli utenti (come sancito dalla direttiva stessa).??Personalmente,
e concludo, sono totalmente contrario all'istituzione dell'anonimato protetto
in Rete e, più in generale, alla Direttiva CE
2006/24 (denominata anche "data
retention") la quale è tuttora oggetto di ampie critiche.?
"No,
la registrazione di massa di tutti i dati delle comunicazioni dei cittadini
europei non piace, è anzi un danno gravissimo, un vulnus che colpisce i diritti
dell'individuo e che pregiudica il corretto e aperto sviluppo della Società
dell'Informazione. C'è questo e molto altro nella richiesta di annullamento
della direttiva europea sulla data retention trasmessa alla Corte di
Giustizia da 43 ONG impegnate sul fronte dei diritti civili e sostenute
da associazioni professionali di 11 paesi europei." (fonte: Punto Informatico).
La
scorsa settimana, inoltre, la Corte Suprema della Germania ha dichiarato incostituzionale
la data retention indiscriminata e ha ordinato l'immediata distruzione del
materiale finora archiviato (fonte: Punto Informatico).
Quello mediatico è un potere quasi assoluto quindi va limitato da regole precise ed eventuali pene e sanzioni.
Non dimentichiamo quanti giovani suicidi per una ripresa illegale messa su internet.
Queste vittime della mancata privacy gridano giustizia e non saranno certo i filosofi della LIBERTA' VIRTUALE che faranno cambiare idea a chi veramente tiene a quel grande valore della libertà responsabile.
Se tu mi filmi e mi metti su internet devi essere passibile di condanna e con te anche chi ti offre il servizio.
Qualsiasi POTERE, in forma assoluta, può schiacciare e rovinare. Per come la vedo io buona parte del popolo italiano è schiacciato dal POTERE mediatico della TV che miete ben altre vittime. Spegnete la TV, vedrete che Internet NON è quell'INFERNO "virtuale" che i vari TG vi propinano ogni santo giorno. E, se anche fosse, quella è la realtà, non quella raccontata dalla TV dei sogni...
tralasciando il discorso TV con il quale concordo, vorrei però farle presente che esiste una mezza via al bianco di chi sostiene che la libertà su internet è sacrosanta e il nero di chi vuole proibire,controllare,censurare....Google non può non sapere ciò che viene caricato sulla sua piattaforma: è lui che materialmente pubblica e quindi dovrebbe essere proprio lui a valutare eventuali video offensivi. e' un pò come quei personaggi che affittano miniappartamenti a prostitute e, una volta che la polizia scopre l'andazzo, si giustificano dicendo che non conoscevano l'attività dell'affittuaria: è casa tua, come fai a non saperlo? Visto che questi video non cambieranno il mondo, ma spesso sono boutade tipo il gatto che si azzuffa con un altro gatto, dal vederlo in tempo reale al caricamento al vederlo il giorno dopo, quando è stato vagliato da un ufficio interno, è la stessa cosa. Dopotutto non credo che avrebbero interesse a tagliare alcuni video: in primo luogo sono nati e cresciuti con la cultura del web, e quindi della massima diffusione in rete, e in seconda battuta più un video è interessante, più è cliccato. E soprattutto ci risparmiamo di vedere certe odiose scene
io credo che invece vada regolamentato il mondo web perchè altrimenti può rischiare di rovinare della gente che si vede sbattuta in internet con diffamazioni senza poter reagire. E' giusto invece che le pene siano più severe.
In che senso "senza poter reagire"? Se uno ritiene di esser stato diffamato procede alla denuncia per diffamazione. Nello stesso modo in cui lo si farebbe nei confronti di un qualsiasi altro mezzo di informazione.