Giovanni Lazzaretti: “Il voler approvare a tutti i costi la legge sulla cosiddetta “omofobia” è già una prima vittoria per la lobby gay, che ha inventato l’omofobia per zittire il dissenso. Con questa legge, accadrà che un’aggressione a noi verrà punita con meno rigore rispetto all’aggressione a un gay. Una nuova casta”.
ReggioNelWeb.it n. 338 del 20/10/2009
La
proposta di legge sulla cosiddetta omofobia era prevista nel programma
elettorale di PD + IdV e non era prevista nel programma di PdL + Lega. PdL e
Lega però non l’hanno voluta fermare in sede di Commissione, e così il 12
ottobre la proposta di legge (relatrice la PD Anna Paola Concia) è andata in
discussione in Parlamento. Stoppata grazie alla pregiudiziale di
incostituzionalità proposta dall’UdC e approvata a maggioranza, la proposta di
legge tornerà, stavolta con un disegno di legge presentato dal Governo.
Tutto
questo “volerla approvare a tutti i costi” è già una prima vittoria per la
lobby gay, che ha inventato l’omofobia per zittire il dissenso.
Mia
moglie e io nel 1980 formammo una famiglia, società naturale fondata sul
matrimonio, i cui diritti sono riconosciuti dalla Costituzione. Desideravamo
dei figli, e questo veniva incontro alle necessità della società, che ha
bisogno di 2,1 figli per donna per sussistere. I figli nacquero attraverso
rapporti sessuali matrimoniali. Vedete qualcosa di anormale in questo percorso?
Niente di anormale, è un percorso normale.
Eppure
la lobby gay ci ribattezzò “eterosessuali”, e nessuno ha reagito. Io rifiuto la
neolingua gay e riaffermo che il mio percorso non è “eterosessuale”, è
semplicemente un percorso “normale”, non avendo in sé niente di anormale.
La
distinzione da fare è tra rapporti sessuali e rapporti omosessuali: questi
ultimi sono scelte personali (sottolineo “scelte”: una persona può avere
tendenze omosessuali e scegliere di NON avere rapporti), sono infecondi e privi
di rilevanza sociale. Ma la neolingua gay parlò di rapporti “eterosessuali e
omosessuali”, come se fossero due opzioni sullo stesso piano. Io rifiuto la
neolingua gay e continuo ad affermare la distinzione tra rapporti sessuali,
potenzialmente fecondi e rilevanti per la società, e rapporti omosessuali,
scelte personali infeconde e irrilevanti per la società.
Poi
qualcuno cominciò a sostituire la parola “omosessuale” con la parola “gay”. Più
spiccio, dicevano. Spiccio e falso: omosessuale e gay non sono sinonimi. Gli
omosessuali non gay sono la maggioranza: sono persone riservate, che non amano
il chiasso, che non vanno in TV e non sfilano in piazza, che non rivendicano
diritti particolari. Ognuno di noi ne conosce qualcuno.
Nelle
nostre menti però tutti gli omosessuali si sono trasformati in militanti gay, e
questo falsa completamente il dibattito. Io rifiuto la neolingua gay e
riaffermo che la maggioranza degli omosessuali sono “omosessuali non gay”.
Poi
la lobby gay inventò il “genere”. Solo una parola elegante da usare al posto di
“sesso”? No, un’invenzione ideologica che sostituisce i due sessi, reali e
constatabili alla nascita di ognuno, con 5 o 7 opzioni di “genere”, di
carattere culturale. Io rifiuto la neolingua gay e continuo ad affermare che i
sessi sono due e sono un dato genetico constatabile da chiunque in natura; il
resto sono opzioni personali, irrilevanti per la società.
Poi
la lobby gay inventò l’omofobia. Ha un “suono” simile a una malattia
(claustrofobia, aracnofobia,…), ma è una malattia inesistente, inventata
dall’ideologia gay per i suoi scopi. Conoscete casi di persone rifiutate sul
lavoro perché omosessuali? Conosco invece casi di ragazze rifiutate perché
giovani spose a rischio di maternità.
Persone
omosessuali siedono in Parlamento, sono ai vertici di diverse regioni, sono
presenti nel mondo dell’arte, del teatro, della TV, del cinema, della
letteratura, della moda, nelle università e nelle scuole di ogni ordine e
grado, hanno una disponibilità di reddito ben superiore alla media, hanno
organizzazioni nazionali a loro disposizione: la discriminazione non esiste,
anzi qualche illustre personaggio afferma che l’essere gay l’ha aiutato nella
carriera.
La
finta malattia detta “omofobia” serve solo a zittire coloro che contestano
l’ideologia gay (si dà dell’omofobo un po’ come un tempo si dava del fascista).
Io rifiuto la neolingua gay e affermo che non esiste discriminazione basata
“sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” (che sono libere opzioni
personali modificabili nel tempo), mentre c’è una chiara discriminazione per la
famiglia “costituzionale”, società naturale fondata sul matrimonio.
“Ma
ci sono le aggressioni ai gay!”, dirà qualcuno. A parte che la fumosità delle
statistiche su queste aggressioni è totale (ad esempio: nessuno ci comunica
quante aggressioni a gay sono fatte da altri gay; nessuno fa una statistica
sull’ambientazione di queste aggressioni), le aggressioni ai gay vanno
perseguite e punite come ogni altra aggressione. Col passaggio di questa legge,
accadrà che un’aggressione a me o a voi verrà punita con meno rigore rispetto
all’aggressione a un gay. Io rifiuto l’ideologia gay e sostengo che
un’aggressione alla mia persona debba essere punita con lo stesso rigore dell’aggressione
a un gay.
Viene
già usata la parola “omocrazia”? Prima o poi bisognerà usarla. In un’Italia in
cui si può satireggiare chiunque fino all’insulto, con l’approvazione di questa
proposta di legge un militante gay non potrà nemmeno essere contraddetto. Se
passa la legge in Parlamento, nasce una nuova “casta” intoccabile.