ReggioNelWeb.it n. 196 del 14/11/2006
Riteniamo che l’esperienza condotta a Reggio Emilia, in materia di smaltimento dei rifiuti, debba essere rivista: va quindi chiuso, senza ulteriori indugi, il vecchio inceneritore di Cavazzoli.
Non è possibile ne’ giustificabile, continuare a tergiversare su una questione così importante per la città ed in particolare per gli abitanti di Cavazzoli.
L’attuale impianto è tecnologicamente obsoleto e quindi va chiuso anche per ragioni di precauzione.
L’incidente del 2001, che lo ha interessato, causando l’emissione in atmosfera e nel terreno circostante di sostanze tossiche in misura superiore ai limiti consentiti dalla legge, non deve essere stato certo trascurabile se indusse l’allora AGAC a chiudere per alcuni mesi lo stabilimento.
Ricordiamo, a questo proposito, un rapporto preoccupato dell’Arpa sull’argomento apparso sulla stampa nel 2001.
Incidenti di quel tipo quindi non si devono più ripetere, in quanto la tecnologia è importante solo se sicura e gestita con competenza e scrupolo morale.
Contemporaneamente, se la Provincia di Reggio Emilia decidesse di proseguire nella prassi dello smaltimento dei rifiuti attraverso la stessa metodologia tecnica finora adottata, occorrerà costruire un termovalorizzatore fuori dalla città, sito in una zona industriale distante non meno di cinque chilometri dai centri abitati, di dimensioni contenute ed in grado di fornire il massimo di garanzie per l’ambiente e la salute dei cittadini.
Per quanto riguarda il problema delle metodologie di raccolta dei rifiuti vorremmo precisare
che Reggio Emilia non parte dall’anno zero: nel 2005, quando non esisteva ancora “il porta a porta”, il Comune di Reggio Emilia si è classificato terzo fra i comuni italiani che praticano la raccolta differenziata, realizzando una percentuale di raccolta differenziata pari al 44,9 per cento.
Con una percentuale già così alta, non si capisce dunque perché qualcuno si sia inventato la soluzione cervellotica del porta a porta: in verità abbiamo l’impressione di trovarci di fronte ad una invenzione partorita dal Khomeinismo ambientalista che crea in laboratorio teorie astruse per poi sperimentarle sulla gente come fossero cavie.
In secondo luogo vorremmo osservare che Reggio Emilia non si divide fra chi è favorevole e chi è contrario alla raccolta differenziata: sulla necessità di attuare una raccolta differenziata per ridurre al minimo il residuo smaltito, vi è una larga condivisione.
Quello che noi contestiamo è la raccolta differenziata spinta, ossia il porta a porta, che nella sua sperimentazione sul campo, nella Circoscrizione VII, ha dato finora pessimi risultati, sia dal punto di vista organizzativo che igienico sanitario, oltre aver provocato un aumento vertiginoso dei costi della raccolta.
Per questo restiamo contrari all’estensione, anche alla Circoscrizione III, e quindi anche al quartiere Orologio dell’esperimento del porta a porta.
Il convegno promosso dall’UDC sul tema “per una raccolta differenziata differente”, sabato scorso, la centro internazionale Loris Malaguzzi, ha avuto un pregio ed un limite: il pregio è quello di aver aperto un confronto di idee fra opinioni diverse, senza posizioni precostituite e partendo da esperienze concrete, come quelle dei comuni di Novara, Bressanone e Pisa: il limite è quello di aver rappresentato solo l’opinione di Amministrazioni apertamente favorevoli alla tecnica di raccolta del porta a porta e di avere completamente eluso, già nel titolo, la questione che riguarda lo smaltimento dei rifiuti eccedenti la quota del riciclato.