ReggioNelWeb.it n. 204 del 16/01/2007
Baby-gang a Montecchio? La sinistra, adesso, raccoglie i frutti della sua cronica disattenzione alle politiche sociali per le famiglie italiane ed i giovani.
I sintomi di una mancata integrazione sociale, e di un forte disagio, erano chiaramente distinguibili già dieci anni fa, ed io come mamma ne sono testimone.
Negli asili e nelle scuole primarie si sapeva già quali erano i bambini più difficili, e s’intuivano facilmente quali erano le famiglie, che anche vivendo decorosamente, in realtà stringevano tra quattro mura grandi o piccole tragedie; tutti però sono rimasti educatamente zitti, a volte per stupido conformismo, e peggio, qualcuno, anche per gelido menefreghismo.
Oh, certo, si faceva finta di niente finché proprio qualche ragazzino non ne faceva talmente tante da ferire qualche compagno e qualche insegnante, mettere sottosopra l’intero istituto, impedire lo svolgimento del programma scolastico.
Si parlava, allora, solo del caso di quel ragazzino, ignorando clamorosamente per esempio le vittime degli episodi di bullismo, o fingendo di non vedere il bambino cinese che si rompeva i polsi un po’ troppo spesso, o che veniva dimenticato dai suoi fino alle tre del pomeriggio fuori dalla scuola, o della ragazzina timida ragazzina che boicottata perché meridionale, era fin troppo italiana per smuovere il buonismo di chi stava a guardare…
Tutto questo perché in tutte le scuole, come del resto in un buon paese amministrato dalla sinistra tutto deve “comunque andare bene”, può esserci un caso scomodo, ma guai a generalizzare, e bisogna minimizzare con molte belle parole i fatti sconvenienti, come se così si potesse davvero esorcizzarli in futuro! A Montecchio si è tutti solidali, bravi, e generosi.
Così, se una madre come me, si chiedeva se non era il caso di intervenire in maniera più incisiva per capire alla radice il perché di certe situazioni, le autorità locali rispondevano che non potevano fare di più per rispetto della privacy, oppure si scagionavano vicendevolmente da ogni responsabilità.
La parrocchia, tramite l’Oratorio, fortunatamente da qualche anno è riuscita a catalizzare parecchie famiglie. L’ambiente è sano, vitale, ma i cosiddetti ragazzi difficili non adattandosi al rispetto di alcuna regola, e non ripresi con polso dai genitori ne’ dagli educatori a scuola, preferiscono riferirsi ai campioni di wrestling, finendo col ritrovarsi per strada, a far danni; incapaci di dominare l’ansia ed il vuoto interiore di chi ha scelto vivere senza schemi.
E’ quindi necessario intervenire per tempo sulle famiglie in crisi, incapaci di svolgere una funzione educativa, prima che i ragazzi diano seguito ad un disagio sempre più difficile poi da arginare.
Montecchio è un paese dove da qualche tempo, come in tanti altri comuni settentrionali, si assiste ad una inaspettata, forte, espansione demografica. Di conseguenza pare anacronistico occuparsi di politiche culturali, quali il rifacimento di antiche magioni, quando mancano alloggi, posti negli asili e nelle scuole; ludoteche e luoghi di ritrovo per famiglie e bambini; quando scoppiano per le lunghe file d’attesa persino gli ambulatori pediatrici ed i bebé di pochi mesi attendono di essere vaccinati stazionando da anni in un asfittico corridoio ospedaliero, tra degenti di ogni sorta!
Dieci anni sono tanti, sono dieci anni che sollecito l’amministrazione in questo senso!
L’Amministrazione comunale cosa fa? Operazioni di puro marketing pre-elettorale: ossia come rifilare lo spazio sotterraneo del Bynight come ritrovo pomeridiano ai quattordicenni, promettere il rifacimento di un’angusta ghiacciaia per farne una ludoteca; o ridicoli tentativi di festicciole a pagamento per bambini in Rocca, scuole di musica, canto o quant’altro, dove parteciperanno solo quelli che potranno salatamene pagare! Succhia migliaia di euro alla Regione per i restauri esosi ai templi del potere per la solita élite (vedi i denari per il convento di Montefalcone o per la Rocca) e poi incolpa i tagli di Berlusconi per giustificare la convenienza delle spese in bilancio!
Basta con le promesse melliflue! Basta con le politiche sociali che vedono in primis solo anziani, nomadi ed extracomunitari, giusto perché prezioso serbatoio di voti senz’altro rossi!
A quando una politica per le famiglie ITALIANE?
A quando una politica per i nostri figli? A quando una politica di vera integrazione per gli stessi italiani, culturalmente ancora troppo diversi tra nord e sud? E come pretendere di accogliere altre migliaia di famiglie extracomunitarie, se non riusciamo a gestire neppure quelle di casa nostra?