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Le lettere a Reggio nel Web

Chiusura OPG: non lasciamo solo il Ministro, Di Alessandro Carri

ReggioNelWeb.it n. 221 del 15/05/2007

 

Il Centro di Documentazione di Storia della Psichiatria del San Lazzaro ha appreso con piacere dei propositi del Ministro della Sanità, Livia Turco, di dare pratica attuazione al decreto legislativo del 1999 sul riordino di manicomi giudiziari e il progressivo affidamento al Servizio Sanitario Nazionale della “tutela della salute dei detenuti”.

Purtroppo – come è ben noto – tali disposizioni sono rimaste inattuale in questi anni e ora si tratta di recuperare il tempo perduto.

La questione – come è ovvio che sia – ci riguarda da vicino. Non dimentichiamo infatti che nella nostra città esiste un ospedale psichiatrico giudiziario (OPG) fra i più importanti del nostro Paese, nel quale sono ricoverati ben oltre 200 degenti, nonostante la capienza massima consentita sia di 190 internati.

Come vivono questi ricoverati? Male. Male nonostante le premurose e lodevoli iniziative adottate, soprattutto, per merito della direttrice, dott.ssa Valeria Calevro e dei suoi collaboratori. Lo dico per aver visitato di persona, con la direttrice, l’ “ospedale” e per avere assistito a concerti, rappresentazioni teatrali, che hanno avuto luogo anche al San Lazzaro e per avere visitato la biblioteca e gli ateliers di lavoro (ergoterapia) degli ammalati impegnati nella produzione di oggetti artigianali ed artistici. Ma le condizioni prevalenti di vita sono quelle di un carcere. Del resto la struttura è quella del carcere attiguo, senza nessuna parvenza di quello che potrebbe essere definito, anche lontanamente, un ospedale.

Visitando questa struttura non si può dunque non provare un vero e proprio senso di angoscia, con l’umana comprensione di chi vive ed opera al suo interno.

Ora il Ministro sembra essere giustamente intenzionato a chiudere l’OPG di Reggio e per questo spero fermamente siano d’accordo tutte le forze politiche e le istituzioni pubbliche che se ne dovrebbero fare direttamente carico.

Sì, perché la chiusura dell’OPG presuppone l’applicazione anche per quei ricoverati della legge 180 del 1978, di chiusura dei manicomi e di assistenza medico-sanitaria sul territorio nelle forme e nei modi che in questo caso si impongono per ragioni di sicurezza. Ma se di ammalati si tratta, come ammalati vanno curati ed assistiti. Non si può fare a meno di ricordare che gran parte degli internati dell’OPG sono giovani tossicodipendenti e alcolisti, che in quello stato hanno compiuto atti di violenza anche di modesta entità.

In ogni caso sempre in riferimento al decreto n.230 del 22/06/1999, come ha sostenuto il Ministro, occorre dare vita a strutture sanitarie specifiche, di “libertà controllata”, se si vuole, che siano comunque tali da prospettare l’ipotesi della guarigione.

In tal senso Reggio Emilia ritengo sia chiamata ad assolvere un ruolo importante, anche di sperimentazione, sull’esempio di quanto seppe fare in passato quando si diede vita al nuovo sistema dei Centri di Salute Mentale.

In ogni caso non lasciamo solo il Ministro con i suoi buoni propositi, ma proponiamoci, nel concreto, di fare quanto Ella si propone.

 

On. Alessandro Carri
Presidente del Centro di Documentazione e Storia della Psichiatria

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