Guida senza patente legalizzata e scelte politiche sulla famiglia. Di Giovanni Lazzaretti
ReggioNelWeb.it n. 353 del 9/02/2010
Caro
Direttore,
ieri ho
incontrato l’alieno e mi ha raccontato una storia. Anche al suo paese, per
guidare l’auto, ci vuole la patente…
“…e il
percorso per ottenere la patente è sempre stato lungo, difficile e dispendioso.
Ma eravamo abituati, e nessuno si lamentava. A un certo punto qualcuno cominciò
a dire che era un percorso troppo lungo, troppo difficile, troppo dispendioso.”
“Beh,
lamentarsi è lecito.”
“Già. Ma
poi qualcuno passò dai lamenti ai fatti, e iniziò a guidare senza patente”
“Avranno
preso delle belle multe, immagino.”
“All’inizio
sì. Ma i mass – media avevano cominciato a formare una mentalità. Cominciarono
a dire che in fondo gli incidenti capitavano anche a chi aveva la patente…”
“Certo!
Ma ci sarà pur stata una qualche statistica…”
“A me lo
vieni a dire?!? La statistica è il mio pane! Gli incidenti capitavano molto più
di frequente a chi era senza patente, ma la mentalità comune cominciò a non
tenerne conto. ‘Capita agli uni e agli altri’, questa era la frase a sentimento
che circolava. Gli agenti di polizia cominciarono a fingere di non vedere e i
senza patente cominciarono a proliferare.”
“Immagino
che nessuno avrà più preso la patente.”
“Al
contrario. La stragrande maggioranza delle persone continuò a sottoporsi al
percorso lungo, difficile e dispendioso. Credevano nel valore della patente. A
un certo punto intervennero i politici…”
“Meno
male!”
“Aspetta
a dirlo. Intervennero e cominciarono a dire che bisognava tener conto del
fenomeno dei ‘senza patente’, e bisognava istituire i registri delle ‘patenti
di fatto’. Chi si iscriveva ai registri veniva trattato come i patentati.”
“Questa è
buffa. Immagino che i registri si saranno riempiti subito.”
“Al
contrario, rimasero vuoti. Iscriversi era comunque una piccola seccatura, e
bisognava poi ricordarsi di tenere in tasca l’attestato d’iscrizione. Perché
iscriversi, se il non iscriversi non comportava sanzioni?”
“I
registri sono rimasti vuoti…”
“Proprio
vuoti, no. Si iscrissero gli ideologi del movimento, tanto per dire a tutti
‘Abbiamo vinto’.”
(L’alieno
ha un attimo di sosta e mi dà il tempo per pensare.)
“Si
saranno iscritti anche quelli strutturalmente impossibilitati a prendere la
vera patente!”
“Bravo!
Vedo che ragioni a filo. Bella espressione: ‘strutturalmente impossibilitati a
prendere la vera patente’: ti sarà facile immaginare di che persone si tratta”.
“E così
voi avete: 1) le persone che si assumono per dovere morale l’onere del percorso
di vera patente, pur capendo che non c’è più l’obbligo 2) un registro di
‘patenti di fatto’ composto da persone ideologizzate o strutturalmente
impossibilitate 3) e quelli che non vogliono vincoli e guidano come gli pare.”
“E’
così!”
“Ma non
avete pensato che il tutto si poteva risolvere con piccoli aiuti? Se le persone
erano in grande maggioranza indotte a prendere comunque la normale patente,
bastava aiutarli defiscalizzando i costi, o concedendo permessi sul lavoro a
chi doveva seguire i corsi.”
“Banale,
eh? Ma i nostri politici non ci arrivano.”
“I vostri
politici sono dei veri…”
Stavo per
dire una parolaccia. Mi sono fermato in tempo. Mi è venuto in mente che i
nostri politici pensano e agiscono così su un tema ben più grave e importante
della patente. Pensano e agiscono così sul matrimonio e sulla famiglia. Nessun
aiuto a chi vuole costruire la famiglia, società naturale fondata sul
matrimonio; strade spianate a chi vuole vivere senza regole.
E’ vero
che i DICO della Bindi rimasero fermi a proposta di legge. E’ vero che i DIDORE
di Brunetta e Rotondi sono solo una proposta. Ma in Emilia Romagna Vasco Errani
ha creato i “DICO alla bolognese” e noi siamo stati zitti: non c’è stato un
Family Day emiliano per fermarlo.
“E’ una
norma antidiscriminatoria”, dicono. Strane idee: dare diritti uguali a chi non
vuole assumersi i doveri sarebbe “antidiscriminatorio”? E’ discriminatorio per
noi, che i doveri ce li siamo assunti tutti.
Lei parla a nome di un sacco di persone e di famiglie che spesso lo vorrebbero fare, ma non riescono proprio a causa del fatto che hanno un impegno costante e totalizzante nella "Guida con la patente". Ho letto il suo articolo (questo)stamattina sull'"Avvenire" e mi ha fatto incominciare bene la giornata. Grazie ancora, continui così!