Reggiane: lacrime e coccodrilli. Di Zeno Panarari (IdV) Reggiane: lacrime e coccodrilli. Di Zeno Panarari (IdV)
ReggioNelWeb.it n. 353 del 9/02/2010
Fa un po’
specie vedere in queste torme di coccodrilli piangere sul latte versato delle
Reggiane.
In realtà
la Terex sta concludendo un processo di disgregazione industriale
scientificamente studiato a tavolino da una programmazione urbanistica che
ovunque, a partire dal bizzoso e stravagante omonimo masterplan, parla delle
Reggiane ad ogni piè sospinto come di area industrialmente dismessa già da
anni.
In realtà
le Reggiane sono l’atipica incompiuta di quelle trasformazioni volute,
pilotate, o semplicemente subite dai DS-PD che in questi decenni hanno
stravolto il volto della città.
Quelle
trasformazioni che incastonate dai costosissimi e poco pragmatici cavalcavia di
Calatrava, ci hanno portato a subire la fagocitazione di aree produttive, siano
esse agricole od industriali, come ai Petali, ma anche la vicinissima area
ex-Riunite.
A lungo
anche la ex-Bertolini e molti altri luoghi simbolo hanno rischiato od hanno
silenziosamente capitolato.
Quasi che
il lavoro che in esso si svolgeva fosse ideologicamente da espellere dalla
città, quasi che gli artigiani, le industrie, la campagna coltivata, la fatica
ed il sudore, simboli atavici di una sana laboriosità umana fossero ormai un
fastidio, una seccatura che caparbiamente si opponesse al banchetto di questa
nouvelle Reggio tutta da bere e da mangiare.
Con una
serie di forsennate operazioni centri-fughe ci siamo in pochi anni giocati
un’identità, comprandone una posticcia costosissima in Iberia, ma il danno
resta.
In tutta
questa dismissione e trasformazione, sole, caparbie, resistevano le Reggiane,
questa roccaforte del lavoro, questa area ufficialmente dismessa in cui quasi
200 operai si recavano quotidianamente non si capisce a far cosa.
Diciamocelo
chiaramente, tutti questi piagnucolosi coccodrilli soffrivano di questa
ingombrante presenza, ultimo ostacolo alla realizzazione dei loro sogni di
gloria: appartamenti, supermercati, palestre, nastri da tagliare, piazze da far
fotografare, boulevards da percorrere, patinate riviste di architettura da
invitare.
Ora che
la Terex si accinge a fare il lavoro sporco, ora che sta calando la parola fine
anche su questa pilotata eutanasia industriale, mi sorprendono soprattutto le parole
dell’assessore Ferrari, preoccupato per l’isolamento del tecnopolo.
Mi
sorprendono perchè è lo stesso Ferrari che ha tenuto a battesimo quel
masterplan che ha nella marginalità delle attività produttive il suo fulcro,
quello stesso assessore che in un incontro specifico sull’argomento mi spiegò,
con un tono che a me sembrò di sincero disprezzo, che per produttivo nell’area
non intendeva certo muletti, scatoloni e pallets. Oddio quei simboli del lavoro
persi dal suo partito per strada assieme agli operai.
Caro il
mio assessore, l’unico modo per non rendere il tecnopolo un’altra cattedrale
nel deserto è rendere immodificabile la destinazione d’uso delle Reggiane, e
lei, se ne avesse voglia, ne ha il potere!
La Terex
con la desertificazione industriale dell’area non c’entra. Non si lamenti. Chi
può faccia, se non può almeno taccia, ma almeno ci spieghi cosa la paghiamo a
fare.
Oppure
abbia il coraggio di dire che la Terex chiudendo via Agosti fa un piacere a
molti e si prenda politicamente parte delle sue responsabilità, in correità con
chi l’ha preceduto.
Sullo
sfondo di questo intreccio di interessi finanziari-immobiliari-industriali
rimane il vero dramma degli operai, dramma che diventa di tutta la città tutte
le volte che perdiamo, coi posti di lavoro, non solo stipendi, ma anche
know-how, conoscenze, cultura.
Quegli
operai che furono la scusa affinché le Reggiane, che erano statali, cioè
nostre, venissero praticamente regalate, o fortemente sottostimate, a Fantuzzi.
Allora ci
stava anche quello: il lavoro prima di tutto.
Ma ora
che il lavoro a distanza di pochi anni scompare per lasciare posto ad
improbabili sogni di gloria ed a probabili mire di bassa urbanistica
speculativa, moralmente non sarebbe equo recedere da tale cessione?
Lorenzo, su certi aspetti che tu denunci c'è del vero, ma il partito sta uscendo, pur sempre più lentamente di quanto vorrei io, dalla fase del partito persona, e siamo l'unico dei partiti personali nati all'inizio del secolo che ha avviato questo processo. PDl ed UDC rimangono ben saldamente ancorati al personalismo dei leaders, e non si pongono nemmeno il problema. Rimane il fatto che l'IdV è oggi una barriera alla deriva dell'autoritarismo soft targato PDL, e forse è per questo che ci attaccano più degli altri ed in modo ingiustificato. Poi ci sarà sempre uno più puro dell'altro (oggi l'onore tocca ai grillini, ma domani?), però a volte occorre più coraggio e senso di responsabilità ad appoggiare col mal di stomaco il pluriindagato DeLuca, piuttosto che lasciare la Campania in mano al partito che si fa vanto di aver eletto addirittura a sottosegretario un Cosentino. Le facili e comode posizioni aventiniane ci hanno regalato 20 anni di fascismo, a volte ci vuole l'intelligenza politica di scegliere il male minore.
E' scosso leggo, mi piace il suo "lentamente" potrebbe durare decenni ! Sarà una gara evoluzionistica tra il PD l'IDV ed altri di questa scalcinata sinistra. Pardon l'IdV non è di sinistra ma bensi di destra, costretta a sinistra per via di Berlusconi.
Dovevate aspettarvelo, secondo me. Io non ho mai pensato che di Pietro e il suo partito rappresentassero realmente qualcosa intorno a cui si potesse coagulare un'alternativa di opposizione: non a caso, non li ho mai votati. I motivi sono diversi. Innanzitutto credo una forza politica non possa esistere a lungo basandosi solo sulla questione morale, che è (dovrebbe essere) una condicio sine qua non, ma non è una proposta politica. La debolezza di questa impostazione è apparsa chiaramente in molte occasioni: Di Pietro che prima era a favore del nucleare e successivamente si è dichiarato contrario; Di Pietro che, da ministro, firmò una proposta di legge per la privatizzazione dell'acqua (ripresa praticamente uguale dal governo Berlusconi) e poi, dall'opposizione si dichiara contrario; Di Pietro che votò con il centrodestra contro la commissione di inchiesta sugli abusi a Genova e poi se ne “pentì”; Di Pietro che votò a favore del Ponte di Messina e poi disse che si era “sbagliato”; Di Pietro che, in campagna elettorale nel 2006, si dichiarò a favore dei DICO in una trasmissione con Luxuria, salvo poi rimangiarsi tutto pochi mesi dopo a Matrix... e gli esempi sarebbero tantissimi. Ho scritto “Di Pietro” e non “Italia dei valori” perché non credo che in questo partito si sia mai discusso di questi temi.
Sono profondamente deluso dalla scelta di Antonio Di Pietro di appoggiare De Luca in Campania allineandosi alle posizioni del PD, Avevo creduto nelle assicurazioni che mi erano sta fatte a Vasto da Di PIetro di volere rinnovare e ripulire il suo partito per farlo diventare il partito della Società Civile, il partito dei giovani dagli ideali puri, il partito di chi ha come ideali la Verità e la Giustizia, il partito della gente onesta, un partito fatto solo di persone degne di sollevare in alto la nostra Agenda Rossa.. Mi sono sbagliato, sono stato ingannato. Sono vicino a Gioacchino Genchi che ha annullato tutti i suoi incontri in programma con esponenti e candidati dell'IDV, concordo con le parole di Sonia Alfano che ha definito quello fatto da Di Pietro al congresso IDV un tradimento morale. Non ci si può alleare con l'UDC di Cuffaro nelle Marche e soggiacere alle scelte del PD appoggiando un pluriindagato in Campania,
Di Pietro non ha saputo rinunciare ai voti clientelari, non ha capito che perdendo qualche migliaio di voti buoni per ogni stagione e per ogni bandiera avrebbe guadagnato molti più voti di giovani che per la Verità e per la Giustizia saranno sempre pronti a combattere.
Invece dei passi avanti che mi attendevo sono stati fatti dei passi indietro e io non accetterò più, non tollererò più, che le bandiere dell'IDV si mescolino al simbolo delle Agende Rosse.
Di Pietro difende la Costituzione, e ha firmato per abolirla.
Non è uno scherzo, al contrario, è la misura della colossale farsa cui voi, sì proprio voi, continuate a sottoporvi. Di Pietro, e il suo codazzo dei soliti noti, si riempie la bocca ogni santo giorno di proclami disperati in difesa della Costituzione italiana, della quale lui e i suoi senatori e deputati hanno firmato l'abolizione il 23 e il 31 luglio del 2008. Avete capito bene: Di Pietro ha firmato l'abolizione della Costituzione italiana. In quelle date un'Italia politica di ignoranti e/o in malafede, IDV compresa, ha ratificato il Trattato di Lisbona (depositato poi l'8 agosto), che di fatto cancella per sempre la nostra Costituzione del 1948. E hanno pure applaudito gli IDV,"....
è un processo inveitabile, se vuoi imperfetto, ma inevitabile. Anche l'Unità d'Italia cancellò costituzioni forse più evolute, ma i processi aggregativi sono sempre da favorire.
Faccio presente che ai tempi dei comuni Reggio ha fatto guerra a Montecavolo, e solo 60 anni fa abbiamo attaccato Francia, Inghilterra e USA.
Qualcuno rimpiange questi momenti di campanilistica storia patria?
l Congresso Romano dell’Italia dei Valori si è aperto con un messaggio “visivo” chiaro ed inequivocabile, rivolto alla platea: Antonio Di Pietro seduto al centro della tribuna con a fianco la tesoriera nazionale del partito l’On. Silvana Mura. Il messaggio, diretto e duro come un pugno nello stomaco, era: “Qui non si cambia nulla!”L’accusa che da più parti si rivolge ad Antonio Di Pietro non è tanto relativa a presunti illeciti penali, ma di aver disatteso la speranza in un “Risorgimento morale della politica” da lui propugnato entrando in politica, e che ha fatto accorrere nell'IdV molti elettori speranzosi in nuova rinascita. La questione morale all’interno del Dipietrismo sollevata con clamore da un articolo di Paolo Flores D'Arcais, direttore della rivista MicroMega, lo dimostra, e le risposte date successivamente nella stessa rivista da Antonio Di Pietro, non sono soddisfacenti. Parte del popolo Dipietrista sta ribellandosi come ben testimoniato nel portale web di Facebook, essi ...
L'IdV è un partito nel quale solo il mascellare scettro dell'eroe di "Mani Pulite" fa convivere anime disparate. Ex "rifondaroli", ex fascisti, ex democristiani, tutti insieme. Per evitare che questa maionese impazzisca, Tonino deve accontentare a turno un pò tutti. Questa volta tocca ai Cimadoro-Donadi-Belisario-Formisano. Un pò perchè l'IdV deve difendersi al Centro dalla concorrenza dell'Api rutelliano, ma soprattutto perchè si vota e c'è bisogno di poltrone con cui saziare gli appetiti del "generone" ex Udeur e Margherita che è la spina dorsale del partito. Da qui l'alleanza con Bersani e da qui il "coup de theatre" assembleare di Vincenzo De Luca, che Di Pietro ha introdotto così al suo popolo: "scegliete voi se appoggiare o no quest'uomo, sappiate però che se non lo appoggiamo consegniamo la Campania alla camorra".
Trucco, parrucco e il gioco è fatto. La mozione sul familismo passa senza mai passare, inizia in un modo e termina in un altro, ovviamente quello che piace al capo. Ha voglia il volenteroso Pancho Pardi a distribuire le fotocopie in sala, con le due pagine fitte fitte sui danni della parentela che diventa criterio di selezione politica nell’Idv. Quando arriva alla votazione, nel marasma totale di 28 mozioni liquidate sbrigativamente o nemmeno discusse («sennò qui finiamo dopodomani» taglia corto Di Pietro), l’appello contro la pratica del familismo viene magicamente trasformato dal prestigiatore Tonino, sotto gli occhi di tutti, in una versione talmente soft che lascia tutto com’è, facendo però credere che cambi qualcosa.
caro Sergio. E' molto facile dire sempre di no eppoi stare a guardare. Poi è vero, in urbanistica il PD non da retta a nessuno, e se ne prenderà prima o poi tutte le sue responsabilità, o se qualcuno influenza le sue scelte non sono soggetti politici. Ma restando in giunta possiamo influire e sperare che un giorno anche la mentalità cementificatrice del partito di maggioranza si affievolisca. Dopo 15 anni di scelte forsennate si spera sempre in un ravvedimento, o che qualche mente pensante del partito con un po' di cultura in merito si svegli e prenda il coraggio delle sue capacità (penso all'Architetto Gandolfi, l'unico che avrebbe veramente titoli e meriti per occuparsi della cosa). Lo so, sperare può sembrare una posizione politica debole, ma in altri campi la nostra incisività è stata notevole: sottolineo uno per tutti il taglio drastico delle consulenze esterne che la nostra segretaria in qualità di assessore al Bilancio è riuscita ad ottenere. Resta il fatto che il nostro è un partito del 3,5% e il PD un partito del quasi 50%. In democrazia questo ha il suo peso.
Ed ora un precipitosa marcia indietro, con teorie giustificazioniste tipiche di certi vagabondi della politica nostrana, e qui debbo dare ragione su quanto si dice di voi dell'IdV gente cioè che predica bene e razzola male.
Ci dica Zeno come mai Liana Barbati alla barba dei vostri proclami continua a tenere il posto di segretaria provinciale, non è per paura che poi il successore gli faccia lo stesso servizio che avete reso all' assessore Giuliano Spaggiari. Debbo riconoscere che lei è proprio bravo nella dialettica modello: "Arrampicata sugli specchi"
Perché sono degli acchiappaoltrone ,l'IdV è sotto attacco in tutta Italia per la gestione antidemocratica e familistica del loro Vate, invece a Reggio furbescamente tacciono, con l'accorgimento d'aggiungere del vinavil alle loro poltrone. Neanche l'ombra di un dibattito, silenzio assoluto, a volte scrive la loro Zarina delle amenità per quei ingenui che la votano ancora. Vedremo alle regionali cosa combineranno. La faccenda dell'inceneritore dimostra tutta la loro spregiudicatezza
Che bello leggere tutte queste sciocchezze messe assieme. Sull'inceneritore caro Lorenzo la posizione è semplice: sì al TMB, no all'inceneritore. Anche perchè solo attivando l'uno si riuscirà a dimostrare l'inutilità dell'altro. Poi se volgiamo dire di no a tutto, facendo morire sansone con tutti i filistei, non rientra nella nostra cultura. Con i no a 360° per andare a caccia di utopiche farfalle rischiamo di trovarci in emergenza, ed è una responsabilità che non ci prendiamo.
sono d'accordo in linea di massima con il tuo articolo,sono non d'accordo quando dici cosa andavano a fare ,i 200 operai in officina.Alle Reggiane cè e cè stata una altissima specilizzazione tecnici e operai con le p.... quadre.Non sò perche sia finita così(errori finanziari?politici?strategici?)hai perfettamente ragione nel dire che,qui a Reggio,il lavoro è diventato negletto,(quello dove ci si sporca le mani).Probabilmente abbiamo degli amministratori un poco miopi,senza strategie sul lungo periodo.Non sono più giovane e penso di avere contribuito,nel mio piccolo,alle fortune di Reggio,con il LAVORO,per creare ricchezza,nelle imprese e,quindi per le famiglie.Il nostro punto di forza era grande specializzazione,le maestranze,tutte,facevano salti mortali per raggiungerla,assecondati nel lavoro e con la scuola.Giustamente,tu dici,ci sono tagli di nastri per opere dove,alla fin fine nessuno si"sporcherà più le mani".Dobbiamo tornare ad avere il gusto al lavoro,le famiglie devono educare i figli a questo,la scuola deve puntare a ciò.Se torneremo a questi valori molti probblemi verrano risolti.Forse faremo un passettino indietro,ma sarà una base di rilancio formidabile.Il centro storico tornerà ad essere il punto di aggregazione dei reggiani,serio e tranquillo.Meno birrerie e più voglia di"FARE".Scusate lo sfogo
la mia era pura ironia ad uso e consumo di tutti gli amministratori PD-DS che da anni considerano le Reggiane come un'area dismessa. So benissimo che le Reggiane non erano chiuse e che i dipendenti andavano a sudarsi onestamente e con fatica il loro stipendio.
Sono anni che mi batto perchè questo scempio industriale venga evitato e l'unico modo per evitarlo è cassare un assurdo masterplan che vuole in quell'area tutto meno che il lavoro. La foglia di fico dei comunicati a difesa del lavoro dell'entourage PD è a dir poco vergognosa: i comunicati passano, gli atti restano. E finchè ci saranno mire edilizie sull'area, con la compiacenza degli atti amministrativi targati PD, che ha l'esclusiva assoluta in fatto di urbanistica, e su questi temi non ascolta nessuno, tanto meno gli alleati (troppi soldi verrebbe da dire), i lavoratori delle Reggiane sono dead men walking.
Caro idraulico, era per sottolineare.
Prendila come licenza poetica :-)
Per il resto ci sono un fracco di errori e di refusi, capita, ma quel trattino tra centri e fughe è voluto.