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Come si fa ad odiare uno sconosciuto?
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Il diario settimanale di Michael Toney, in prigione in Texas condannato a morte. In esclusiva per Reggio Nel Web.
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ReggioNelWeb.it n. 196 del 14/11/2006
Questa mattina, appena svegliato, ho capisco che sarebbe stata una brutta giornata.
Un rumore fortissimo mi ha fatto vibrare il letto. Mi giro; le mie coperte erano tutte umide.
Mi alzo, appoggio i piedi sul pavimento di cemento (freddo come sempre) e mi trovato davanti ad una pozzanghera d’acqua. Guardo verso la piccola finestrina della mia stanza e vedo che l’acqua scorre giù da lì lungo il muro.
Piove! Nella mia cella e fuori!
Come nella maggior parte delle celle di questa prigione (frettolosamente costruita con 65 milioni di dollari) entra acqua quando piove.
Disgustato mi tolgo le calze bagnate e comincio a cercare intorno a me qualsiasi cosa per asciugare. Fortunatamente avevo qualche asciugamani in più ed un vecchio giornale.
Mentre pulisco sento ancora quel forte rumore. E’ causato da un grande ed obsoleto ventilatore utilizzato nel velleitario tentativo di rimuovere un po’ dell’umidità di questo edificio. Qui pare di stare in una sauna: c’è caldo e ogni cosa è umida.
Mi preparo una tazza di caffè e mi siedo per rilassarmi un istante. Non mi sono ancora vestito perché ogni cosa è umida!
Alle 09 del mattino mi portano il pranzo.
Chiedo alle guardie cosa mi stiano servendo. “Non sappiamo cos’è!” mi rispondono con una risata.
Sapevo che sarebbe stata una brutta giornata!
Accetto il vassoio e, guardandolo, penso: “Neppure io so cosa sia”. Sembra carne di gallina, ma non profuma da gallina.
Come regola generale che mi sono dato, non mangio ciò che non riconosco. Così mi limito a mangiare solo quelle parti che distinguo: un po’ di piselli verdi.
Sono contento che oggi non sia il mio giorno di ricreazione perché quando il cibo è irriconoscibile di solito le guardie sono di cattivo umore e arrabbiate. Esse, infatti, non guadagnano molto, così la maggior parte di loro durante le ore di lavoro mangia il nostro stesso cibo.
I giorni sembrano più lunghi ora che quasi certamente sarò discolpato, ma i mesi sembrano volare. Purtroppo, però, il tempo è stato buttato via e non posso tornare indietro.
E’ soprattutto durante i giorni più brutti che penso all’odio. Quando una persona è condannata a morte automaticamente diviene oggetto di un odio estremo. Si prova una sensazione stranissima nell’essere odiati da persone che non si sono mai viste, incontrate o con le quali non si è mai comunicato.
La maggior parte di quelli che mi esprimono il loro odio lo fa tramite lettere anonime. Recentemente uno mi ha scritto: “Divertiti in quel che ti resta della tua vita patetica!”
Non lo posso aiutare, ma penso che la vita di questa persona sia più patetica della mia. Perché mai un uomo dovrebbe perdere tempo ed energie nell’esprimere il proprio odio verso uno sconosciuto se non vivesse una vita patetica? Non ha niente di meglio da fare?
Ma alla fine credo che non si tratti di vero odio perché sono convinto che sia impossibile odiare chi non si conosce.
Nonostante ciò, io li perdono perché non sanno quello che fanno e dicono.
Michael Toney
“un uomo innocente”
Livingston, TEXAS (USA)
(traduzione a cura di Andrea Marsiletti)
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