Home > Città > 25 Aprile a Reggio Emilia il Presidente del Senato Grasso: “Costruiamo un grande Paese come i partigiani lo immaginarono”. Manghi: “Una nuova Resistenza contro le Mafie”. FOTO

25 Aprile a Reggio Emilia il Presidente del Senato Grasso: “Costruiamo un grande Paese come i partigiani lo immaginarono”. Manghi: “Una nuova Resistenza contro le Mafie”. FOTO

Ospite istituzionale delle celebrazioni del 71° anniversario della Liberazione, il prossimo 25 Aprile a Reggio Emilia, è il presidente del Senato della Repubblica Pietro Grasso. Accanto alle celebrazioni del 25 Aprile, da martedì 19 aprile e sino alla fine di maggio si svolgono incontri, conferenze, commemorazioni, visite ai luoghi della Resistenza, spettacoli e proiezioni di film, proposti da istituzioni e associazioni. Quest’anno è prevista anche la commemorazione in mare dei militari della Marina, che persero la vita insieme con l’ammiraglio Carlo Bergamini nell’attacco tedesco alla squadra navale italiana in navigazione tra le Bocche di Bonifacio e il Golfo dell’Asinara dopo l’8 settembre 1943, e dei marinai che si unirono alla Resistenza e alle forze Alleate nella Liberazione dell’Italia. Fra questi - Caduti alle Bocche di Bonifacio o in montagna, oppure fra coloro che poterono vedere l’alba della Libertà - anche tanti marinai reggiani.

25 APRILE - A Reggio Emilia, il momento centrale del 71° anniversario della Liberazione sarà la giornata di lunedì 25 Aprile, che verrà aperta alle ore 11 dalla santa messa celebrata nella basilica della Ghiara in suffragio dei Caduti. In seguito, un corteo partirà da corso Garibaldi in direzione di piazza Martiri del 7 Luglio, dove verrà deposta una corona al monumento dei Caduti della Resistenza e di tutte le guerre.

Alle ore 12, in piazza Martiri del 7 Luglio, dopo gli interventi del sindaco Luca Vecchi, del presidente della Provincia Giammaria Manghi, di Ermete Fiaccadori presidente Anpi, e la testimonianza di uno studente che ha partecipato al Viaggio della Memoria 2016, è previsto l’intervento del presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso.

Il programma delle celebrazioni è promosso e organizzato da Comune e Provincia di Reggio Emilia, associazioni partigiane Anpi, Alpi, Apc, Organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, Comitato democratico costituzionale, Ufficio scolastico provinciale, Associazioni combattentistiche e d’arma, Istoreco e Istituto Cervi.

IL DISCORSO DI PIETRO GRASSO A REGGIO EMILIA

Care partigiane, cari partigiani, Presidente Manghi, Sindaco Vecchi, Autorità civili, militari e religiose, ragazze e ragazzi,

sono sinceramente felice ed emozionato di essere a Reggio Emila a festeggiare insieme a voi il 71° anniversario della Liberazione. Durante la pagina più buia per il nostro Paese, donne e uomini valorosi si misero al servizio della Patria, rischiando la propria vita e tutto quello che avevano, per riscattare l’Italia dalla vergogna della dittatura fascista e dell’oppressione nazista. Ciascuno aveva radici, ragioni e sentimenti differenti, eppure tutti erano uniti dall’unico grande ideale di liberare il Paese e renderlo migliore. Reggio Emilia ha contribuito a quella causa in maniera straordinaria, pagando un prezzo altissimo e doloroso: 626 caduti fra i suoi oltre 9.500 combattenti volontari; 1200 civili deportati; più di 8.000 militari internati nei lager tedeschi; l’incendio di interi paesi; la vile uccisione di centinaia di civili, fra cui donne e bambini, vittime della barbara regola fascista della rappresaglia contro popolazioni incolpevoli e inermi. Un sacrificio giustamente riconosciuto con il conferimento alla città della Medaglia d’oro al valor militare, e con la gratitudine dell’Italia intera di cui oggi mi faccio interprete con commozione.

Oggi festeggiamo insieme il giorno nel quale le ambizioni di quelle donne e di quegli uomini coraggiosi iniziarono a realizzarsi, un giorno dedicato alla libertà, ai diritti, alla dignità di cui il popolo italiano si riappropriò 71 anni fa. A coloro che hanno permesso i primi passi della nostra grande democrazia tributiamo affetto, riconoscenza e ammirazione. Ma ricordare, cari amici, non è un formale rituale , un esercizio retorico, un dovere protocollare. E’ un atto di rispetto e una promessa di impegno. Rispetto per chi ha sofferto, e impegno a mantenere vivi e fare crescere quegli ideali di eguaglianza, giustizia, democrazia, libertà: gli ideali della Resistenza. Valori ai quali i nostri costituenti, pur diversi per credo politico e religioso, si ispirarono per edificare la Repubblica in quella meravigliosa sintesi che è la nostra Costituzione.

Il Paese oggi è scosso da un’avvilente caduta etica, dalla corruttela, dall’abuso delle funzioni e delle risorse pubbliche, dal crescere delle diseguaglianze e della marginalità, da un allontanamento dei cittadini dai partiti e dalla politica.

Ebbene, dobbiamo reagire con la nostra opera, con la nostra intelligenza e il nostro cuore per opporre al cinismo, all’egoismo e all’indifferenza lo spirito di quegli anni, quello spirito che la Resistenza ha impresso per sempre nel concetto stesso di cittadinanza e di libertà. Un dovere che grava soprattutto sulla politica, che deve tornare a servire il bene comune; ad animare spinte ideologiche soprattutto fra i giovani; a pensare e costruire progetti strategici per il futuro del Paese; ad offrire a tutti l’opportunità di realizzarsi. Anche ciascun cittadino deve sentire lo stesso dovere, sforzandosi di perseguire gli stessi ideali, di ricondurre ad unità i propri valori individuali, come i sette fratelli e papà Cervi, in modo da fornire il proprio contributo alla nostra democrazia.

Dagli orrori della guerra nacque anche il grande sogno dell’Europa unita, che si è realizzato nel più grande spazio di libertà, diritti e pace della storia dell’umanità. Un sogno che oggi rischia di sgretolarsi sotto i colpi dell’egoismo, dell’indifferenza e del tradimento dei valori comuni. L’Unione, di fronte alle prime grandi crisi che ha dovuto affrontare, quella economica e quella dei rifugiati, si è scoperta divisa e incapace di solidarietà. Nel cuore dell’Europa stiamo vedendo tornare rigurgiti di nazionalismo e recinti di filo spinato, proprio tutto ciò contro cui hanno combattuto le nostre partigiane e i nostri partigiani. Proprio loro che hanno dato la vita, che hanno subito le rappresaglie, per avere aiutato i fuggiaschi e i perseguitati, per avere difeso la libertà e la dignità degli altri, posso immaginare cosa penserebbero oggi del cinismo con cui certi Paesi vorrebbero abbandonare chi fugge da guerre, persecuzioni e povertà, quei Paesi che rispondono alla disperazione con muri e barriere.

Concludo. Domenico Caporossi aveva solo 17 anni quando da condannato scrisse: “Vado a morire, ma da partigiano, col sorriso sulle labbra e una fede nel cuore”. Io credo che ripercorrere la storia degli uomini e delle donne che furono protagonisti di quella stagione di lotta, di liberazione, di rabbia e d’amore, debba accendere in ciascuno di noi una scintilla, l’ambizione di costruire un futuro rispettoso dei valori della nostra Costituzione. Insieme, amando e difendendo le istituzioni, possiamo recuperare la speranza e la fiducia nel futuro e “col sorriso sulle labbra e una fede nel cuore”, costruire questo grande Paese come i partigiani lo immaginarono.

Viva la Resistenza, Viva Reggio Emilia, Viva l’Italia!

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25 aprile, il discorso del Presidente della Provincia Manghi:

Un invito alla comunità reggiana affinché “non solo a parole, ma con il nostro agire quotidiano, ognuno di noi, ad ogni livello, raccolga idealmente il testimone dalla generazione che ci ha liberato dal nazifascismo per costruire una nuova Resistenza contro le mafie”. E un appello all’Unione europea e ai governi nazionali “perché prendendo le mosse dalla nostra Costituzione, così ispirata dalle sofferenze e dai valori della Resistenza italiana, si impegni a vincere la sfida delle migrazioni e la minaccia del terrorismo senza chiudere i confini e cedendo nuovamente alla tentazione di far prevalere gli egoismi nazionali”.
Questi i temi di fondo del discorso pronunciato oggi a Reggio Emilia dal presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi, in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile, “alla vigilia dei 70 anni della nostra Repubblica, nata con il referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946, che vide il popolo italiano recarsi alle urne per determinare la forma di stato da dare all’Italia dopo la seconda guerra mondiale, nonché di eleggere l’Assemblea che ci avrebbe consegnato la Costituzione nella quale ancora oggi ci riconosciamo”.
Nuova Resistenza contro le mafie. “Oggi sono chiamate nuovamente a resistere Reggio Emilia e la nostra provincia - ancora alle prese con gli effetti di anni di crisi economica che si riversano su tante famiglie e che rischiano di influire negativamente sul futuro dei nostri figli – in un tempo in cui ognuno di noi è sollecitato ad affrontare una nuova, dura, quanto inedita per le nostre terre, lotta di liberazione: quella dalle mafie e da ogni forma di prevaricazione”, ha detto il presidente Manghi citando anche il processo Aemilia che si sta celebrando proprio in queste settimane. Dopo aver espresso “riconoscenza per il forte gesto di presenza da parte dello Stato verso i cittadini” rappresentato dalle prime sentenze già pronunciate a poco più di un anno dal blitz, Manghi ha comunque voluto ribadire “che gli imputati del processo Aemilia sono solo una delle parti in causa, sono soltanto una parte, una minima parte della comunità reggiana, anche se un solo ‘ndranghetista è comunque di troppo in questa terra che è terra di Resistenza, di Liberazione, di padri e madri costituenti e, dunque, terra intrisa di valori che rappresentano l’antitesi della cultura mafiosa: libertà, democrazia, dignità, uguaglianza, lavoro, cultura dei diritti e della solidarietà”.
“Il processo Aemilia non è un processo ad una comunità nella sua interezza, ma ad un gruppo di persone, ad un sistema che ha prodotto eversione mafiosa. La comunità reggiana – il “tutto” - è quella che è qui, oggi, in questa piazza a riaffermare gli ideali e i valori che la Resistenza ci ha tramandato; è quella che vede tutte le istituzioni, dal prefetto al più piccolo dei Comuni, impegnate a collaborare in maniera alacre, costante e credibile per garantire ordine e sicurezza e per dotarsi di strumenti normativi – come i tanti protocolli per la legalità che abbiamo già sottoscritto e i prossimi che sigleremo - che aiutino le pubbliche amministrazione a prevenire, nel quotidiano agire, ogni tentativo di infiltrazione; è quella fondata su di una cittadinanza attiva – a partire proprio dai nostri giovani – intenzionata a riaffermare il proprio convinto rifiuto a ogni tentativo di prevaricazione e di infiltrazione mafiosa e a tenere alta, anche dal punto di vista culturale, una barriera che siamo impegnati a rafforzare sempre di più”. Per il presidente Manghi sarà proprio “la militanza di una intera comunità che, sull’esempio di chi si ribellò ai nazifascisti, si impegna oggi a ricordare in ogni piccolo gesto la capacità di saper scegliere tra bene e male a rassicurarci sul fatto che l’intera provincia di Reggio Emilia, compresa Brescello, riuscirà a erigere un muro contro la mafia e a ostruire in modo sano il nostro futuro”.
L’Europa tra migranti e terrorismo. Ma oggi sono chiamate a resistere anche “l’Italia e l’Europa, innanzitutto alla tentazione di richiudere confini, di alzare muri e barriere che abbiamo abbattuto e che attengono a un passato che non ci appartiene più e che i nostri giovani faticano a comprendere”. Dopo aver invitato ad accogliere l’invito di papa Francesco a «costruire ponti e rifuggire dall’illusione di innalzare recinti per sentirci più sicuri», Manghi ha ricordato il primo anniversario del naufragio che nel Canale di Sicilia che poco più di anno fa costò la vita a circa 800 migranti, affiancando al ricordo dei martiri della Resistenza quello delle vittime di quella tragedia” ed invitando l’Europa a non cedere di nuovo al “sonno dell’indifferenza” perché “non dobbiamo dimenticare che quello ed altri naufragi sono figli di una politica europea che alla fine del 2014 aveva deciso di interrompere operazioni di soccorso di ampio respiro come l’italiana “Mare Nostrum”.
“In questo 25 Aprile dobbiamo chiedere coerenza e fedeltà ad un progetto europeo che si è di fatto avviato proprio oltre 70 anni fa, con l’unione dei Paesi che si battevano contro il nazifascismo e alla nostra Costituzione, che non solo afferma che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, ma anche che “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, ha aggiunto il presidente Manghi chiedendo “che sia l’Europa, sostenuta da un rinnovato sforzo collettivo di tutti i governi nazionali, a garantire e a difendere la nostra libertà e i nostri diritti dalle barbarie del terrorismo”.
Il nostro impegno quotidiano. Oltre “ai grandi governanti, anche ognuno di noi può fare qualcosa nel suo piccolo per scegliere”, ha concluso il presidente Manghi citando Piero Calamandrei: «La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare».
“Ognuno di noi ha un familiare che ha intrapreso un nuovo percorso di vita, un’attività imprenditoriale, un periodo di studio all’estero o un tratto della propria esistenza speso a servizio della comunità. Ecco, come i ragazzi e le ragazze della Resistenza e le famiglie reggiane che aiutavano i perseguitati, dobbiamo imparare a riconoscere la Storia quando questa attraversa le nostre vite – ha concluso il presidente della Provincia - Anche se lo fa sottoponendoci piccole scelte, chiedendoci gesti apparentemente piccoli, la cui importanza rischiamo di perdere di vista nella quotidianità delle nostre azioni. Occorre saper distinguere il bene dal male, la legalità dalla illegallità, l’accoglienza dal rifiuto, il giudizio dal rispetto e l’interesse reciproco della cooperazione dalla sterilità dell’egoismo. Perché non avvenga che un giorno ci si debba accorgere di come la libertà non c’è più, perché la voglia di profitto di certe aziende ha sopraffatto l’amore della comunità, perché la brama di denaro ha portato a calpestare le regole o quella di potere i limiti che la legge sancisce per le cariche pubbliche. Perché non arrivi mai il giorno in cui ci saremo completamente dimenticati dei sofferenti e dei bisognosi di cure. Perché non arrivi mai il giorno in cui le ideologie dell’odio e del terrorismo prenderanno il sopravvento su persone che hanno dimenticato i nostri valori fondanti di libertà, uguaglianza e dignità della persona”.

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GLI ALTRI EVENTI del 25 aprile- Sempre nell’ambito del 71° Anniversario della Liberazione, sono previste altre iniziative fino al 30 maggio 2016.

ore 10 - Chiesa parrocchiale di Villa Cella

Santa Messa

ore 11.30 - Cella, piazzale tra via Cella all’Oldo e via Croci

Commemorazione con corteo al monumento ai caduti di via Cella all’Oldo

Promossa da ANPI

ore 9.30 - Ritrovo piazzale Circolo Gramsci,via Emilia Ospizio 102 e Chiesa parrocchiale di S.Francesco da Paola

Commemorazione monumento Caduti di Villa Ospizio

Promossa da Associazioni Partigiane e Parrocchia S. Francesco da Paola

ore 14.30 - Gattatico, Museo Alcide Cervi

Apertura festa con saluti di Pietro Grasso, presidente del Senato della Repubblica

A seguire testimonianze di Rosy Romelli, Nita Yin Yin May, Jean Bassmaji

ore 15.30 - Concerto della Liberazione con Punkreas, La Gang, Cisco, Emily Collettivo Musicale

Promosso da Istituto Alcide Cervi, ANPI, CIA, Comune di Reggio Emilia, Provincia di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna, Comune di Campegine, Comune di Gattatico, Fondazione Reggio Children, Associazione per l’Amicizia Italia Birmania, Scuola di Pace

26 aprile

ore 10 - Casa Protetta Primula, Via Marani 9/1

Incontro con Lella Vinsani e Glauco Bertani, storici di Istoreco

Promosso da ANPI, RETE e Istoreco

30 aprile

ore 11 - Biblioteca Rosta Nuova, via Wybicki 27

Il Nazista e la bambina

Lettura per gli studenti della scuola mediaPertini del romanzo di e con Liliana Manfredi

Promossa da Biblioteca Rosta Nuova e Natiperleggere

8, 13 e 24 maggio

8 maggio, ore 10.30

13 maggio, ore 11

24 maggio, ore 11

Ritrovo davanti al Municipio, piazza Prampolini 1

Si chiamava Marcello Bigliardi. Non aveva ancora 19 anni

Visita guidata all’interno per studenti e cittadini sui luoghi della memoria della Resistenza, Deportazione e Guerra in città, a cura degli studenti del Liceo Ariosto Spallanzani all’interno del ‘Progetto Ciceroni’

Promossa da Istoreco

8 e 30 maggio

8 maggio, ore 10.30

30 maggio, ore 8

Ritrovo all’ingresso della Caserma Zucchi, viale Allegri

Storia in città

Visita guidata per studenti e cittadini sui luoghi della memoria della Resistenza,

Deportazione e Guerra in città, a cura degli studenti del Liceo Ariosto Spallanzani

all’interno del ‘Progetto Ciceroni’

Promossa da Istoreco

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