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La Guardia di Finanza sequestra beni per 4,4 milioni di euro a Carmine Cappa. Arginata la “pericolosità fiscale”

La Guardia di Finanza, Nucleo di Polizia Tributaria, di Reggio Emilia, ha sequestrato, nei comune di Reggio Emilia, Milano e Albinea diversi beni per un valore complessivo di oltre 4,4 milioni di euro. Si tratta di fabbricati, autovetture, conti e disponibilità finanziarie.

Il sequestro comprende una ditta individuale, nr. 38 immobili, nr. 3 autoveicoli, sei rapporti bancari, una polizza assicurativa, tre portafogli titoli e una cassetta di sicurezza contenente oggetti preziosi.

L’incisiva attività investigativa di carattere economico–patrimoniale, svolta dai finanzieri reggiani, ha evidenziato l’esistenza di una netta sperequazione tra i redditi dichiarati dal Cappa Carmine, imprenditore originario di Cutro (KR) classe ’42, da anni residente in Reggio Emilia, e dal suo nucleo familiare ed il patrimonio agli stessi riconducibile.
Con un solo precedente relativamente a fatturazioni anomale, il nucleo famigliare di Carmine Cappa risulta formato da coniuge (casalinga) e figlio (a carico), mentre Carmine Cappa negli anni dichiarava un reddito che andava dai 20.000 ai 30.000 euro. L’origine dei beni sequestrati potrebbe derivare da attività delittuosa, per questo motivo si parla di “pericolosità fiscale”.

Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal Tribunale di Reggio Emilia, all’esito di indagini svolte dalla Guardia di Finanza di Reggio Emilia coordinate dalla dottoressa Maria Rita Pantani Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica di Reggio Emilia.

L’operazione, illustrata alla stampa dalla stessa Pantani e dal comandante della Guardia di Finanzia Ippazio Bleve, trae origine da una verifica fiscale svolta nei confronti della ditta individuale intestata allo stesso Cappa che si concludeva con la constatazione di oltre 5,5 milioni di ricavi non dichiarati e la denuncia dell’imprenditore per violazioni al decreto 74/2000. Il soggetto pagava il suo debito con il fisco, con il pagamento di 1,2 milioni di euro.

L’attività di servizio rientra in uno specifico piano operativo, che ha l’obiettivo di rafforzare e rendere sistematico lo sviluppo delle investigazioni economico-patrimoniali e la conseguente applicazione di misure ablative nei confronti di soggetti connotati da pericolosità economico-finanziaria ai sensi dell’art. 1 del Decreto Legislativo 159/2011, codice antimafia, cioè di coloro che, per condotta e tenore di vita, si ritiene vivano abitualmente, anche in parte, con proventi derivanti da delitti di natura economico-finanziaria.

Il presidio della sicurezza economico - finanziaria, passa anche attraverso l’aggressione sistematica dei patrimoni illecitamente accumulati, che per il Corpo è considerato obiettivo strategico.

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