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La testimonianza del partigiano ebreo Avraham Aviel davanti a 1.000 studenti reggiani

Il racconto di un’esistenza al limite del romanzo, unico superstite in famiglia della soluzione finale, giovanissimo partigiano nel gelo orientale, migrante per l’Europa a piedi, in fuga verso Israele, testimone al processo Eichmann.

È una storia davvero emozionante, che riassume per molti versi quella di buona parte del 20esimo secolo, quella che i mille studenti reggiani del Viaggio della Memoria Istoreco hanno potuto ascoltare martedì mattina al teatro Valli dalla voce del protagonista, Avraham Aviel, vitalissimo 87enne partigiano ebreo di origine polacca. Un incontro organizzato come atto conclusivo del Viaggio della Memoria 2016, che fra febbraio e marzo ha portato a Praga e al campo di Terezin oltre mille studenti delle scuole superiori reggiane. Tutti insieme, accompagnati dai loro insegnanti, si sono ritrovati ieri mattina in un teatro Valli strapieno per la testimonianza di Aviel, chiamato in Italia da Istoreco per l’occasione.

A salutare il partigiano, anche il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, che ha parlato di muri, divisioni e aperture nell’Europa di ieri e di oggi, e il consigliere regionale Yuri Torri, che ha spiegato il lavoro della Regione per una nuova legge sulla memoria.

La parola è poi passata ad Aviel. Nato in un villaggio rurale di quella che all’epoca era Polonia e oggi è Bielorussia, ha assistito allo sterminio di tutti gli abitanti ebrei della zona da parte dei nazisti nella prima fase di quella che è stata poi chiamata la soluzione finale. La madre e il fratello sono stati fucilati in una fossa comune assieme ad altre migliaia di persone nel 1941. Avraham, dopo essere riuscito a sfuggire, si è unito al fratello e al padre, poi morti negli anni successivi. Giovanissimo, si è unito a un gruppo di partigiani – sovietici ed ebrei – con cui ha combattuto sino alla fine del conflitto. Nel 1945, dopo un lunghissimo viaggio a piedi, ha raggiunto l’Italia e ha passato diversi mesi a Selvino, nelle alpi bergamasche, in un orfanotrofio per bambini ebrei gestito dal Cln milanese e dalla brigata ebraica.

Dall’Italia, passando per una deportazione a Cipro dove ha conosciuto la moglie Ayala (anche lei passata da Selvino, peraltro), ha raggiunto Israele dove ha costruito la sua famiglia. Domenica Aviel – accompagnato da un gruppo di Istoreco – è tornato per la prima volta a Selvino con Ayala e due delle figlie. La testimonianza si è conclusa con un omaggio alla moglie, con il racconto della sua esperienza di bambina deportata, con lunghissimi applausi seguiti da alcune domande e da tanti abbracci da parte degli studenti presenti.

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