335 persone è stato il bilancio di morte avvenuto alle Fosse Ardeatine, 335 persone con una storia, con degli affetti, alcuni imprigionati perché eroi della Resistenza, altri in base alla appartenenza al popolo ebraico, altri ancora per ragioni che somigliano al caso. Nella raccapricciante contabilità della rappresaglia, dieci per uno, risultano cinque persone in più di cui nessuno ebbe cura. Ma tutti con un nome e un cognome, ciascuno con un corpo degno di essere onorato e riconosciuto.
I comunisti Fiorentini e Gesmundo, l’azionista Pilo Albertelli picchiato e torturato fino a sfigurarlo, don Pappagallo, umile tra gli ultimi, attivo nell’assistere i prigionieri seviziati e per questo denudato, deriso ed insozzato di sputi. Il tenore Nicola Stame che “alleviava” la prigionia dei compagni in via Tasso, intonando il “Va pensiero”, verrà pestato al punto di fargli perdere la voce. Pesantissimo il bilancio per la comunità ebraica che ebbe 75 giustiziati e la cancellazione di interi nuclei famigliari. Nel corso degli anni la memoria di questi fatti, i volti di persone in carne ed ossa, è andata perlopiù disperdendosi, la ricerca storica invece di operare per riconoscere gli ultimi sconosciuti che ancora mancano nell’elenco di quel giorno di vergogna e per dar loro la giustizia e la dignità che meritano, ha operato per fomentare goffe rivisitazioni di comodo in chiave politica, per screditare soprattutto il ruolo dei gappisti comunisti nella Resistenza.
Nemmeno la sentenza della Corte di Assise di Roma, che sancì come legittimo atto di guerra quello compiuto dai partigiani è servito per placare tanta bolsa retorica e tanto livore anti partigiano, giungendo al punto di ritenere più grave l’azione dei gappisti romani rispetto alla strage di 335 innocenti, la cui colpa fu quella di opporsi al fascismo che oggi si ha la pretenziosa sfacciataggine di voler ricollocare con più onorevole sorte nelle pagine della nostra storia. In occasione del 67° anniversario della strage, appena cinque anni fa, finalmente altre due vittime ebbero di nuovo un volto ed un nome, Marco Moscati, ebreo e Salvatore La Rosa, cattolico; a testimonianza che la storia non è il lasciapassare per l’interesse di qualche politico, o di qualche storico in cerca di notorietà e tanto meno l’artifizio per ricostruirsi una verginità ideologica ormai smarrita. Purtroppo buona parte del popolo italiano ha dimenticato la sequenza storica fascismo, Resistenza, Costituzione, o è perlopiù indifferente, ma se alle nuove generazioni viene continuamente negata la conoscenza della Costituzione, che ha nel suo cuore anche il sacrificio dei 335 delle Ardeatine, allora quei morti di allora continueranno ad essere traditi e offesi. I valori fondanti del nostro vivere civile non possono assolutamente prescindere da tale storia e su tutto questo ciascuno deve fare la propri parte, le istituzioni per prime, ma lo devono fare tutti i giorni e non solo nelle occasioni per mettersi in mostra, perchè la memoria la si consolida ogni giorno e non solo un giorno l’anno.
Ma se un governo nato al mercato della politica, imbarcando ex fascisti, ex comunisti, ex democristiani, piduisti e mafiosi, pur di stare in piedi, è il primo responsabile dello smantellamento della Costituzione ed opera coscientemente per espropriare la Costituzione al suo popolo, fino al punto che un suo esponente ed ex sindaco della città di Reggio medaglia d’oro per la Resistenza, concede tanto di onorificenze ad un fascista repubblichino, allora il tutto non è più solo mistificazione della storia, ma è un fatto ben più grave, altro che “regime” quando faceva comodo evocarlo per il solo Berlusconi?! Alle Fosse Ardeatine è nata la Costituzione e la memoria pretende la verità, la memoria è un atto di fede per non tradire nuovamente quei 335 innocenti, così come le altre centinaia di migliaia di martiri del nostro Paese ai quali si vogliono istituire vergognosi processi postumi dopo settant’anni e senza che abbiano la possibilità di difendersi.
Ma soprattutto la storia e la memoria non possono certamente diventare la prerogativa per coloro che attraverso l’ipocrisia, la menzogna e il proprio personale tornaconto, a 70 anni di distanza, sono disposti a barattare la verità e a raccontare che tra vittime e carnefici delle Ardeatine tutto sommato non ci fu alcuna differenza.
Alessandro Fontanesi, segretario provinciale PARTITO COMUNISTA d’ITALIA







