A seguito dei tragici attentati terroristici che hanno colpito il cuore della Francia, Parigi, uccidendo 130 persone, Reggio Nel Web ha intervistato Khadija Lamami, ragazza di cultura musulmana nata in Marocco dove ha vissuto i primi tre anni di vita. Khadijja è anche cittadina italiana e reggiana a tutti gli effetti (ndr, fra le varie lingue conosce anche il dialetto reggiano), lavora in un’importante azienda locale ed è molto impegnata nel sociale, in particolare si è adoperata nell’aiutare i residenti di via Turri in difficoltà quando il Comune staccò loro le utenze del riscaldamento e dell’acqua calda.
Khadija, cosa pensi dei tragici fatti di Parigi avvenuti venerdì sera?
Ho seguito fin dai primi attimi le diretta del TG1 e in streaming “I-Telè” un canale Web francese di informazione che ascolto sempre essendo particolarmente legata alla Francia, proprio a Parigi ho parenti e amici che vivono lì, e in una città vicina si è stabilito mio fratello minore. Quanto accaduto mi hanno profondamente turbata, cosi come ha turbato e scosso l’intera comunità civile del nostro Paese e del mondo. E quanto più scorrevano le sequenze brutali degli attacchi nel centro della città, tanto la mia angoscia aumentava.
Lo stesso tipo di attentano è stato sferrato da criminali terroristi anche a Casablanca, la mia città natale, nel 2003, 5 attenti ad opera di 10 kamikaze in posti diversi del centro città. Da allora il Marocco è sotto minaccia terroristica e in questi giorni è stato alzato il livello di sicurezza.
Tu che sei di cultura musulmana, come pensi abbia reagito il mondo musulmano?
Ho sentito l’angoscia e la rabbia degli amici di cultura e religione musulmana dai primi momenti seguiti dopo i terribili attacchi, ci siamo contattati telefonicamente, tramite chat ed sms. Eravamo tutti addolorati e spaventati. La mattina dopo ho sentito mio padre, la prima cosa che mi ha detto è stata “Allah non avrà misericordia per questi maledetti” rassicurandomi anche del fatto che mio fratello ha chiamato subito per darci sue notizie e mi ha detto di aver pregato durante notte e il mattino dopo per le anime delle vittime e per la pace dei vivi.
Gli Stati arabi della regione MENA hanno condannato fermamente i vergognosi attentati avvenuti nella capitale francese. Arabia Saudita, Kuwait, Qatar e Emirati Arabi Uniti, Egitto, la Tunisia premio Nobel per la pace, hanno denunciato l’azione abominevole ed espresso la loro solidarietà al Presidente Hollande ed al suo popolo, non ultimo anche il Libano, in lutto per gli attentati dello scorso giovedì, si è schierato a fianco della Francia. La condanna è arrivata anche dai musulmani in Italia che da Palermo a Milano nelle piazze hanno detto no al terrorismo e espresso la loro vicinanza alla Francia, e da Gaza a New York il post dei musulmani su i social #NotInMyName non nel mio nome. Non nel nome dell’Islam questa barbarie.
C’è chi confonde ancora il terrorismo con l’Islam.
Molti purtroppo, ma le due cose sono ben distinte, una esprime l’odio per un sistema, per la natura umana, per la pace tra i popoli e le culture. L’altra è una religione che nella sua solennità sostiene e promuove la convivenza. E’ necessario che non si accostino le due cose, o che si utilizzino titoli di giornale come “Bastardi Islamici” che vogliono a tutti i costi assimilare gli islamici agli attentati, al terrorismo, l’Islam non è questo. Gli islamici non sono questo, e proprio perché questo titolo offende e mette in pericolo la convivenza civile nel nostro Paese ho depositato una querela indirizzata alla procura di Milano nei confronti del direttore di Libero Maurizio Belpietro. Pur non condividendo il linguaggio di una certa stampa legata a certi partiti comprendo che la dialettica sia intrisa di un lessico impreciso ed ingeneroso, volutamente adoperato, ma questa volta si è andati oltre.
Ora la Francia chiude le frontiere. Secondo te l’Italia ha fatto bene o male ad essere solidale accogliendo le persone che giungono nelle nostre coste chiedendo aiuto come profughi?
La misura straordinaria adottata dal Presidente Hollande deve rimanere nel contesto della situazione d’allarme, prevede particolari forme restrittive e di controllo anche dei mezzi di stampa e proprio per questo ha una scadenza (prorogabile) di 12 giorni, durante questo tempo è necessario stanare l’organizzazione, non è certamente facile, solo 10 mesi fa Parigi è stata attaccata dalla stessa organizzazione. Per quanto riguarda l’Italia credo il nostro paese abbia risposto civilmente al dramma dei profughi che scappano da quello di cui tutti abbiamo paura, ovvero il fondamentalismo e il terrorismo.
A tuo avviso, aver aperto le porte ai tanti profughi, non può aver comportato il rischio di infiltrazioni terroristiche?
Proprio recentemente su ReggioNelWeb ho accennato di essere stata a Palermo per dare il mio contributo presso la Caritas nella gestione dell’emergenza degli sbarchi dalla Libia; al porto ho collaborato anche con gli agenti della Questura locale ed ho riscontrato un livello di preparazione ed una professionalità non comuni, le istituzioni come la polizia ed i carabinieri fanno un attentissimo lavoro per il contrasto alle organizzazioni criminali ed intercettare possibili malintenzionati; non lo dico io, ma i giudici e i risultati delle inchieste.
Salvini e il centrodestra propongono un’immigrazione controllata.
Come dargli torto? Ma Salvini mente sapendo di mentire. Il leader della Lega dice anche molte cose per ottenere consenso, questo si sa, utilizzando nei suoi dibattiti sull’immigrazione, stereotipi e luoghi comuni gabellati come “dati di fatto” dipingendo lo straniero come il nemico pubblico numero uno, proponendo l’espulsione come unica soluzione. L’unica cosa che Salvini è riuscito ad espellere sono le considerazioni razionali dei fenomeni. L’immigrazione è un fenomeno umano, naturale, non si può pensare di dissuaderlo a suon di proclami al bercio di “devono tornare a casa loro”. Chi urla non sente.
Reggio Emilia sta rispondendo adeguatamente a quanto accaduto? Oltre alle manifestazioni di solidarietà, cosa potrebbe fare concretamente?
Reggio Emilia è per tradizione una città aperta e accogliente. I reggiani sono sopravvissuti ai periodi più bui del nostro paese, dal fascismo al terrorismo domestico, rimanendo generosi e sostenendo il dialogo che è necessario mantenere vivo perché purtroppo in questi ultimi anni si è indebolito nella nostra città e non solo. Nei processi di convivenza ci vuole forza e costanza per fare del confronto con le diverse comunità una forza. Questo ci richiede uno sforzo per conoscere la complessità dei cittadini che vivono a Reggio Emilia e sono di religione islamica. La genericità nell’approccio è un pericolo. A Reggio Emilia mancano sedi di discussione, di riflessione comune tra cittadini provenienti da storie, culture, religioni diverse.
Marina Bortolani
@reggionelweb








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RnW 1 settimana, 6 giorni fa.