“Caro Parroco, anche quest’anno ci avviciniamo alle celebrazioni della Pasqua, un giorno di rinascita, di festa, di speranza e di salvezza per i cristiani”. Inizia così la lettera che la LAV (Lega Anti Vivisezione ai Parroci di Reggio Emilia e provincia) ha scritto ai parroci.
“Da secoli le generazioni, per quel giorno, si tramandano il simbolo dell’agnello, emblema di Gesù Cristo e molte persone, ancora oggi, ritengono che il consumo di carne di agnello a Pasqua sia una tradizione che affonda le sue radici nella Bibbia”.
“La tradizione dell’agnello a Pasqua non ha però nessuna argomentazione teologica sostenibile -specificano gli attivisti della LAV-, innanzitutto perché la religione cristiana non è fondata sui sacrifici di animali che sono, non solo inutili (cfr. Lettera ai Romani), ma addirittura crudeli e sicuramente lontani dall’ idea di amore e compassione verso la vita in tutte le sue forme”.
“Per un cristiano celebrare la Pasqua perciò non vuol dire mangiare l’agnello, ma prendere l’Eucarestia, cioè il corpo e il sangue di Cristo, l’agnello divino che si è sacrificato per la salvezza dell’umanità”.
“L’uccisione dell’agnello è un rito cruento -concludono gli esponenti della LAV reggiana-, in forte contraddizione con il concetto di Resurrezione che porta con sé il rinnovamento della fede e della speranza; è un rito non necessario in una società, come la nostra, già impregnata di violenza e di morte”.
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